Il caso Nicole Minetti ha irritato il Quirinale molto più di quanto fosse apparso nelle prime ore della polemica. Per settimane Sergio Mattarella è stato investito da sospetti, accuse e insinuazioni sulla grazia concessa all’ex consigliera regionale lombarda, condannata a 3 anni e 11 mesi per favoreggiamento della prostituzione nel processo Ruby bis e per peculato sulle spese al Pirellone. Ieri il Colle ha deciso di rispondere. Non con una replica polemica, ma con una nota asciutta, precisa e costruita per chiudere il caso punto per punto.
Prima di intervenire, Mattarella ha preso tempo. Ha letto le carte trasmesse dalla Procura generale di Milano, ha valutato le conclusioni dei magistrati e poi ha preso atto «con rispetto» del fatto che non esistono motivi per rimettere in discussione il provvedimento di clemenza. La grazia resta quindi confermata. Nessuna revoca, nessun ripensamento, nessuna marcia indietro dopo le polemiche.
Il Quirinale smentisce pressioni e retroscena
Il passaggio più significativo della nota riguarda il metodo seguito dal Presidente della Repubblica. Il Colle ricorda che da oltre undici anni Mattarella concede abitualmente la grazia quando la richiesta arriva accompagnata dal parere favorevole degli organi giudiziari competenti. Una prassi, non un’eccezione costruita per Nicole Minetti.
La frase chiave è quella in cui il Quirinale sottolinea che il presidente decide «senza farsi influenzare da considerazioni estranee alle finalità umanitarie della grazia». Un modo molto istituzionale, ma chiarissimo, per respingere l’idea che nella decisione abbiano pesato ragioni politiche, rapporti personali o pressioni esterne. È uno dei punti su cui al Colle si è avvertita maggiore irritazione. Perché la polemica non si è limitata a discutere l’opportunità del provvedimento, ma ha insinuato che la scelta potesse nascondere motivazioni diverse da quelle ufficiali.
«Nessuna inconsueta segretezza»
Il secondo fronte riguarda la mancata comunicazione pubblica della grazia nel mese di febbraio. Anche su questo punto il Quirinale risponde con nettezza: non c’è stata «alcuna inconsueta segretezza». La Presidenza della Repubblica spiega che la decisione non è stata divulgata perché il fascicolo conteneva dati delicati, legati a condizioni di salute e alla presenza di un minore. In casi simili, ricorda il Colle, bambini e malattie devono restare «doverosamente tenuti al riparo da forme di divulgazione».
Per rafforzare la spiegazione, il Quirinale mette sul tavolo i numeri. Nel secondo mandato di Mattarella sono state concesse 42 grazie. Soltanto in 12 casi l’ufficio stampa della Presidenza ha diffuso un comunicato. Negli altri 30 casi non è stato fatto proprio per tutelare dati sensibili e rispettare il divieto di diffusione di informazioni personali.
Le verifiche su festini, droga e adozione
Il punto di partenza della nuova valutazione era rappresentato dalle notizie di stampa che avevano alimentato il caso. Si era parlato di presunti festini, escort, droga, Ibiza, Uruguay e di possibili ombre sull’adozione del figlio di Nicole Minetti e Giuseppe Cipriani.
La Procura generale di Milano ha svolto accertamenti supplementari, coinvolgendo la polizia italiana e l’Interpol. Il risultato, secondo quanto preso in esame dal Quirinale, è netto: quei fatti non corrispondono al vero e non sono emersi elementi tali da giustificare una rivalutazione della grazia. Da qui la conclusione del Colle: il provvedimento resta valido e non ci sono ragioni per rimetterlo in discussione.
Il caso politico dietro la grazia
La vicenda resta comunque politicamente sensibile. Nicole Minetti è stata, nell’immaginario pubblico, uno dei simboli più discussi della stagione berlusconiana. Per una parte dell’opinione pubblica, la grazia concessa dall’attuale Presidente della Repubblica a una figura così legata a quel mondo è apparsa difficile da accettare.
Ma il Quirinale rivendica una logica diversa: non il giudizio politico sulla persona, non il peso simbolico del passato, non il clamore mediatico, ma la finalità umanitaria del provvedimento.
È anche questo il senso della nota. Mattarella non chiede consenso sulla scelta. Chiede che venga letta dentro le regole costituzionali e la prassi seguita negli anni. La grazia, nel racconto del Colle, non è un premio politico e non è una cancellazione morale. È un atto di clemenza valutato sulla base degli elementi raccolti dagli organi competenti.
Dopo settimane di sospetti e attacchi, il Quirinale ha scelto di rispondere con documenti, numeri e formule istituzionali. Ma dietro la freddezza della nota si legge chiaramente il fastidio per una polemica che ha colpito direttamente la correttezza dell’operato del Capo dello Stato.







