Antonio Tajani prova a liberare Forza Italia dall’ombra di Silvio Berlusconi, ma Adriano Galliani gli ricorda quanto possa diventare pericoloso giocare senza un fuoriclasse. Bastano una metafora calcistica e una risposta pronunciata con il tempismo di chi ha trascorso una vita tra spogliatoi e sale del calciomercato per trasformare una riunione politica in una fotografia impietosa del partito azzurro.
Durante l’incontro con i senatori di Forza Italia, il vicepremier invita i parlamentari a cambiare mentalità. Berlusconi, spiega in sostanza, non c’è più e nessuno potrà sostituirlo. Il partito deve quindi smettere di aspettare un nuovo Cavaliere e imparare a muoversi senza il suo fondatore.
Poi Tajani guarda Galliani e sceglie il calcio per rendere più chiaro il concetto. Quando il Milan perse Marco Van Basten, osserva, dovette cambiare modulo. Allo stesso modo Forza Italia deve modificare metodo, organizzazione e strategia. Il paragone sembra perfetto. Almeno fino alla replica dell’ex amministratore delegato rossonero.
Tajani: Forza Italia deve giocare senza Berlusconi
Il messaggio politico non lascia spazio a interpretazioni. Tajani vuole accompagnare Forza Italia fuori dalla stagione del partito personale senza rinnegare l’uomo che lo ha creato. Un equilibrio complicato, perché il nome di Berlusconi compare ancora nel simbolo, nei discorsi, nella memoria degli elettori e nell’identità stessa del movimento.
Il ministro degli Esteri rende omaggio al fondatore, ma chiede agli azzurri di guardare avanti. Nessun dirigente potrà riprodurre il carisma, la capacità economica, la potenza mediatica e l’istinto politico dell’ex presidente del Consiglio. Continuare a comportarsi come se il leader potesse tornare significherebbe condannare il partito all’immobilità.
Da qui l’immagine di Van Basten. Un campione irripetibile, capace di cambiare da solo il peso di una squadra, ma anche un’assenza che obbliga l’allenatore a inventare un altro gioco. Tajani si assegna così il compito meno spettacolare: non sostituire il fuoriclasse, ma costruire una formazione capace di vincere anche senza di lui.
Galliani risponde con Lapadula e rovina la metafora
Galliani ascolta il ragionamento e lo completa nel modo più doloroso. Dopo Van Basten, osserva con una battuta, arrivò Gianluca Lapadula e il Milan chiuse al settimo posto. Il riferimento calcistico non pretende di ricostruire una successione precisa: serve a colpire il punto politico scoperto.
Il problema, suggerisce l’ex dirigente rossonero, non consiste soltanto nel cambiare schema. Bisogna anche capire chi scenderà in campo al posto del campione. Un modulo diverso può funzionare, ma soltanto quando dispone di interpreti all’altezza. Altrimenti il rischio non è la trasformazione: è il ridimensionamento.
La battuta provoca sorrisi, ma contiene una domanda che Forza Italia non riesce ancora a evitare. Tajani sta davvero costruendo un partito autonomo oppure amministra ciò che resta della creatura berlusconiana? Gli azzurri possono crescere senza il fondatore o devono accontentarsi di difendere il risultato e sperare che gli avversari sbaglino?
Il fantasma di Berlusconi resta nello spogliatoio
Tajani ha ragione quando sostiene che Forza Italia debba cambiare approccio. Berlusconi guidava il partito attraverso una leadership assoluta, personale e difficilmente replicabile. Decideva la linea, sceglieva i candidati, dominava la comunicazione e interveniva direttamente nei momenti di crisi.
Oggi gli azzurri devono affidarsi a una struttura più tradizionale, a una classe dirigente diffusa e a un’identità politica che non dipenda soltanto dal ricordo del fondatore. Tajani tenta di occupare lo spazio moderato del centrodestra, rivendica il profilo europeista e prova a distinguere Forza Italia dagli alleati senza rompere la coalizione.
Galliani, però, ricorda a tutti il rischio nascosto dietro questa operazione. Il Milan senza Van Basten rimase comunque il Milan perché conservava campioni, società e capacità di investimento. Forza Italia senza Berlusconi deve ancora dimostrare di possedere una forza simile.
Forza Italia cerca il nuovo modulo, ma manca il centravanti
La scena racconta più di molti documenti congressuali. Tajani prova a convincere il gruppo che il passato non tornerà. Galliani gli risponde che, dopo un fenomeno, il futuro può anche assumere le sembianze di un onesto centravanti incapace di garantire gli stessi risultati.
Il segretario cerca il nuovo modulo, ridisegna il centrocampo e invita la squadra a correre. Ma Forza Italia continua a voltarsi verso la panchina, quasi sperando di vedere Berlusconi alzarsi un’ultima volta.
Il Cavaliere non tornerà. Su questo Tajani non potrebbe essere più chiaro. Resta da capire se gli azzurri abbiano già trovato un nuovo modo di giocare o stiano soltanto imparando a perdere senza il loro Van Basten.







