Gli esperti avvisano: il mondo non è pronto a una nuova pandemia. Il Covid sta sparendo dalla memoria collettiva.

“Il mondo è impreparato a una nuova pandemia”. L’allarme arriva dal rapporto della Commissione Prime della National University of Singapore e della rivista The Lancet, secondo cui la tragica scia di decessi, disabilità e caos lasciata dal Covid‑19 sta svanendo dalla memoria collettiva. Gli esperti ricordano che la pandemia ha causato oltre sette milioni di morti accertati e una stima di ventotto milioni di decessi in eccesso, mettendo a nudo lacune strutturali nei sistemi sanitari e sociali.

Il rischio crescente di una nuova pandemia

A quasi sette anni dalle prime infezioni sommerse in Cina, il mondo non è riuscito a prepararsi alla prossima pandemia, nonostante il rischio sia considerato in aumento. La stessa Organizzazione mondiale della sanità ripete da tempo che non è questione di se, ma di quando. Il report, redatto dalla Commissione Nus‑Lancet Prime e pubblicato durante l’Assemblea generale delle Nazioni Unite, punta a ridefinire le modalità di tutela della salute prima, durante e dopo una pandemia, invitando governi e istituzioni a una revisione profonda delle strategie di risposta.

Oltre la preparazione tecnica

La commissione sostiene che il mondo debba superare l’approccio tradizionale alla preparazione tecnica, dalle esercitazioni di simulazione allo stoccaggio dei dispositivi di protezione, per abbracciare una prontezza più ampia che includa protezione sociale, finanziamenti, istruzione, politiche del lavoro e governance ambientale. La cooperazione tra governi è indicata come elemento decisivo per salvare milioni di vite. Modellando una ipotetica pandemia influenzale, gli esperti hanno rilevato che una distribuzione equa dei vaccini potrebbe ridurre la mortalità globale del sessantaquattro per cento.

Rafforzare i sistemi vulnerabili

La commissione invita a concentrare l’attenzione sul rafforzamento dei sistemi vulnerabili, non sulle persone vulnerabili. Sono le politiche e le azioni inique di istituzioni, leggi e mercati a limitare le capacità dei cittadini. La fiducia, ricordano gli esperti, si costruisce nel tempo attraverso la legittimità delle istituzioni, una leadership efficace e servizi affidabili. Questi principi costituiscono la base di un approccio equo alla salute e alle pandemie.

Le criticità del documento

Gli esperti osservano che il testo abbonda di riferimenti alla cooperazione e alla mobilitazione delle comunità, ma è carente di impegni concreti. Si chiedono come sia possibile promuovere equità e diritti umani senza indicazioni specifiche su come realizzare tali principi, soprattutto in un contesto di erosione dell’Aiuto pubblico allo sviluppo e di indebolimento dell’Oms. L’alleanza National University of Singapore‑Lancet solleva dubbi sulla capacità delle istituzioni internazionali di tradurre le raccomandazioni in azioni reali.

“Una nuova pandemia è un dato di fatto”

“Che arriverà una pandemia è un dato di fatto”, avverte un infettivologo, ricordando che negli ultimi cento anni le pandemie sono arrivate ciclicamente. In un mondo che viaggia più velocemente di vent’anni fa, anche i virus si spostano con rapidità. Il messaggio è chiaro: se una nuova pandemia arrivasse domani, il mondo non sarebbe pronto. L’appello è a interessarsi maggiormente al problema e a trovare soluzioni concrete.