Flávio Bolsonaro avrebbe lasciato il Brasile con la moglie e le due figlie, diretto negli Stati Uniti, dove Donald Trump sarebbe pronto a concedergli asilo politico. A due giorni dalla vittoria elettorale di Lula, il figlio dell’ex presidente Jair Bolsonaro è al centro di un giallo internazionale che intreccia passaporti sequestrati, un jet privato in attesa al confine argentino e sospetti su finanziamenti americani alla sua campagna elettorale. E secondo le indiscrezioni raccolte in Brasile, il governo statunitense potrebbe aver avuto un ruolo diretto nell’organizzazione della fuga.
La notizia non ha ancora trovato una conferma ufficiale. La polizia federale brasiliana sta effettuando controlli ai valichi di frontiera per verificare se il senatore abbia effettivamente abbandonato il territorio nazionale, mentre gli investigatori cercano di ricostruirne gli spostamenti. Un dettaglio rende la vicenda ancora più delicata: non risulta alcuna registrazione formale dell’uscita di Flávio Bolsonaro dal Brasile.
Il passaggio in Argentina e il mistero del Gulfstream
Secondo le informazioni circolate tra gli alleati più stretti della famiglia Bolsonaro, Flávio avrebbe raggiunto l’Argentina con l’intenzione di proseguire verso gli Stati Uniti. La destinazione finale sarebbe Miami oppure Dallas, dove il suo arrivo era atteso nelle ore successive.
Al centro della ricostruzione compare un aereo privato Gulfstream, che avrebbe dovuto decollare da Puerto Iguazú, città argentina al confine con il Brasile.
I dati dei siti di tracciamento aereo documentano un movimento preciso: un velivolo è partito da Buenos Aires alle 22.14 di lunedì ed è atterrato a Puerto Iguazú alle 23.45. Secondo le informazioni disponibili, l’aereo risultava ancora fermo nell’aeroporto della città.
Non è però accertato che Bolsonaro fosse a bordo.
Il senatore avrebbe attraversato il confine utilizzando il proprio documento d’identità. Resta da chiarire se abbia raggiunto l’Argentina a piedi, come sostengono alcune ricostruzioni, oppure attraverso un altro percorso.
«Trump gli concederà asilo»: il sospetto di un piano organizzato con Washington
L’aspetto politicamente più esplosivo riguarda il possibile coinvolgimento dell’amministrazione americana.
Secondo le indiscrezioni attribuite a persone vicine alla famiglia Bolsonaro, Washington sarebbe già informata dell’arrivo del senatore e avrebbe intenzione di concedergli asilo.
Un alleato della famiglia si sarebbe spinto oltre, sostenendo che il governo statunitense «avrebbe partecipato attivamente al piano per farlo uscire dal Brasile».
Un’accusa pesantissima, che al momento resta priva di conferme ufficiali, ma che apre interrogativi sui rapporti tra l’amministrazione Trump e il clan Bolsonaro.
L’eventuale concessione dell’asilo trasformerebbe la vicenda in uno scontro diplomatico tra Washington e Brasilia, soprattutto se venisse accertato che il senatore ha lasciato il Paese violando un provvedimento giudiziario.
La Corte Suprema aveva ordinato il sequestro dei passaporti
La presunta fuga sarebbe avvenuta dopo un intervento della Corte Suprema brasiliana.
Il giudice Alexandre de Moraes aveva disposto il ritiro dei passaporti di Flávio Bolsonaro, vietandogli di lasciare il Paese nell’ambito delle indagini già aperte nei suoi confronti.
Il senatore aveva raccontato pubblicamente che il provvedimento gli era stato notificato mentre usciva dall’abitazione del padre Jair, agli arresti domiciliari a Brasilia per il tentato golpe del 2022.
Successivamente, poiché non aveva consegnato i documenti richiesti dall’autorità giudiziaria, i passaporti erano stati annullati.
Il divieto di espatrio, tuttavia, non avrebbe impedito il possibile attraversamento della frontiera terrestre con l’Argentina.
La polizia federale sta cercando proprio di accertare se Bolsonaro abbia utilizzato questa strada per sottrarsi ai controlli e raggiungere un aeroporto dal quale partire verso gli Stati Uniti.
I soldi americani e le inchieste che inseguono Bolsonaro
La presunta fuga arriva mentre la giustizia brasiliana apre un nuovo fronte investigativo.
Dopo la sconfitta elettorale di Flávio Bolsonaro, la Corte Suprema ha ordinato alla polizia federale di approfondire i sospetti di finanziamenti stranieri alla sua campagna.
Gli investigatori dovranno verificare se denaro proveniente dagli Stati Uniti sia arrivato direttamente ai comitati elettorali oppure attraverso società, fondazioni, consulenze e intermediari, aggirando i limiti imposti dalla legislazione brasiliana.
Non è l’unico problema giudiziario del senatore.
Un’inchiesta riguarda i presunti finanziamenti illeciti del film Dark Horse, dedicato al padre Jair e collegato al Banco Master del finanziere Daniel Vorcaro.
Un secondo fascicolo riguarda sospetti di riciclaggio di denaro nei rapporti con l’avvocato Willer Tomaz, coinvolto nelle indagini sulle frodi ai danni dei pensionati dell’Inss.
Sono procedimenti distinti, ma contribuiscono a spiegare il clima nel quale sarebbe maturata la decisione di lasciare il Brasile.
La smentita prima della sparizione
Il particolare più singolare è che Flávio Bolsonaro aveva negato pubblicamente di voler fuggire.
Dopo la sconfitta, in un video pubblicato su Instagram, aveva annunciato l’intenzione di proseguire la battaglia politica in Congresso, senza riconoscere la vittoria di Lula.
Anche il suo portavoce aveva smentito le prime indiscrezioni su un volo già pronto per l’Argentina.
Eppure, secondo le ricostruzioni emerse successivamente, nella cerchia familiare circolava già il consiglio di lasciare rapidamente il Brasile in caso di sconfitta elettorale.
Adesso gli investigatori cercano di stabilire se quel consiglio si sia trasformato in un piano concreto.
La domanda decisiva non riguarda soltanto dove si trovi Flávio Bolsonaro, ma chi possa averlo aiutato a partire. Perché, se emergesse un coinvolgimento dell’amministrazione Trump, il caso supererebbe i confini della politica brasiliana e investirebbe direttamente i rapporti tra i due governi.







