Funerali di Franco Baresi, Milano si ferma per l’ultimo saluto al capitano: da Maldini a Van Basten, il calcio rende omaggio alla leggenda

La bara di Franco Baresi fuori dalla basilica di Sant’Ambrogio, tra la folla

Milano si è fermata per salutare uno dei suoi figli più amati. Nella Basilica di Sant’Ambrogio centinaia di tifosi hanno accompagnato l’ultimo viaggio di Franco Baresi, storico capitano del Milan e della Nazionale, scomparso a 66 anni dopo una malattia ai polmoni. Fin dalle prime ore della mattina piazza Sant’Ambrogio si è riempita di sciarpe rossonere, bandiere e maglie con il numero 6, ritirato dal Milan proprio in onore del suo capitano. Uno striscione sintetizzava il sentimento dei tifosi: «Franco Baresi, leggenda immortale, inimitabile bandiera che non smetterà mai di sventolare».

L’arrivo del feretro ha scatenato un lungo applauso, accompagnato dai cori della Curva Sud e dalle note di You’ll Never Walk Alone, diventato negli anni uno dei simboli del tifo milanista. Un momento di forte partecipazione emotiva che ha trasformato il funerale in un abbraccio collettivo tra la città e uno dei suoi campioni più rappresentativi.

Da Maldini a Van Basten, il calcio si ritrova a Sant’Ambrogio

La cerimonia ha riunito generazioni diverse del calcio italiano e internazionale. Tra i primi ad arrivare Paolo Maldini, accolto dai cori «C’è solo un capitano», seguito da Marco Van Basten, Mauro Tassotti, Pietro Paolo Virdis, Demetrio Albertini, Daniele Massaro, Clarence Seedorf, Billy Costacurta, Dejan Savicevic, Riccardo Montolivo e Filippo Galli. Presente anche Roberto Baggio, compagno di Baresi nell’indimenticabile Mondiale di Stati Uniti ’94, insieme al nuovo direttore tecnico della Nazionale Claudio Ranieri.

Non è mancata la rappresentanza delle istituzioni calcistiche. In basilica erano presenti il presidente della Lega Serie A Ezio Simonelli, il presidente dell’Inter Giuseppe Marotta, il ministro dello Sport Andrea Abodi, il sindaco di Milano Giuseppe Sala e delegazioni di numerosi club italiani ed europei. Corone di fiori sono arrivate da Fifa, Real Madrid, Barcellona, Inter, Roma e da tanti protagonisti del calcio mondiale che hanno voluto rendere omaggio a uno dei più grandi difensori della storia.

L’omelia: «È diventato grande restando piccolo»

Il momento più intenso della celebrazione è arrivato con l’omelia dell’abate di Sant’Ambrogio, monsignor Carlo Faccendini. Il sacerdote ha ricordato il soprannome con cui Baresi era conosciuto da bambino, “Piscinin”, sottolineando come la sua grandezza fosse nata proprio dall’umiltà.

«Nei Vangeli è esplicita la predilezione di Gesù per i piccoli. Ci ha insegnato che è possibile diventare grandi restando piccoli», ha detto l’abate, ricordando anche la profonda fede cattolica dell’ex capitano rossonero, mai ostentata ma vissuta con discrezione. Ha poi definito Baresi «il Maradona della difesa», un campione capace di unire classe, leadership e umanità, senza dimenticare le sconfitte e le lacrime che hanno accompagnato una carriera straordinaria.

Il ricordo degli ex compagni

Le testimonianze degli ex compagni hanno restituito l’immagine di un uomo prima ancora che di un fuoriclasse. Demetrio Albertini ha ricordato l’abbraccio ricevuto dopo il gol segnato nella semifinale europea contro il Monaco, un gesto che ancora oggi considera uno dei momenti più intensi della sua carriera. Nelson Dida ha parlato di Baresi come di un punto di riferimento mondiale: «Quello che ha fatto per il Milan è stato importante per tutti. Essere qui oggi è un dovere». Giovanni Galli ha invece rievocato la finale di Barcellona del 1989, quando vide sul volto del capitano la gioia di aver riportato il Milan sul tetto d’Europa.

Anche Giuseppe Marotta ha sottolineato il valore umano di Baresi: «Rappresentava un’icona del calcio e soprattutto il senso di appartenenza, un valore che oggi rischia di andare perduto». Un concetto ripreso anche dal ministro Andrea Abodi, secondo cui la sua eredità sarà quella di aver saputo coniugare «classe, stile e semplicità».

L’ultimo applauso a una leggenda

Quando il feretro ha lasciato la basilica, gli applausi hanno accompagnato ancora una volta il capitano verso l’ultimo viaggio. Nessun silenzio irreale, ma il rumore di migliaia di mani che battevano all’unisono per salutare un uomo che, per oltre vent’anni, ha incarnato il Milan come pochi altri nella storia del calcio.

Franco Baresi lascia un’eredità che va oltre trofei, coppe e record. Per generazioni di tifosi resterà il simbolo di un calcio nel quale la parola “bandiera” aveva ancora un significato preciso: fedeltà, sacrificio e appartenenza. E proprio questo è stato il filo conduttore dell’ultimo saluto che Milano gli ha tributato.