Una nuova bandiera circola da qualche tempo tra gli estremisti religiosi israeliani e il suo significato va ben oltre l’ennesimo simbolo identitario sventolato in una piazza. Non porta la stella di David, il segno dello Stato d’Israele moderno, ma l’immagine del Terzo Tempio. È comparsa durante le manifestazioni per il Jerusalem Day, la giornata con cui Israele ricorda la conquista di Gerusalemme Est nel 1967, e racconta la crescita di un movimento che non si accontenta più di rivendicare diritti di preghiera sul Monte del Tempio. Vuole molto di più: trasformare la natura stessa dello Stato israeliano.
Per capire la portata politica di quella bandiera bisogna partire da un dato religioso e storico. Nell’ebraismo il luogo della massima sacralità non è la sinagoga, ma il Tempio di Gerusalemme. Il primo Tempio venne distrutto dai babilonesi nel 586 avanti Cristo. Il secondo venne distrutto dai romani nel 70 dopo Cristo, data a cui si fa tradizionalmente risalire l’inizio della diaspora ebraica. Oggi, di quel complesso resta il Muro Occidentale, il cosiddetto Muro del Pianto. Sulla spianata che ebrei e musulmani chiamano rispettivamente Monte del Tempio e al-Haram al-Sharif sorgono invece la moschea di al-Aqsa e la Cupola della Roccia, uno dei luoghi più sensibili del pianeta.
Dal simbolo religioso al progetto politico
L’auspicio della ricostruzione del Tempio appartiene da secoli alla liturgia ebraica e si lega all’attesa messianica. Ma pregare per l’avvento del Messia e lavorare politicamente per creare le condizioni materiali della ricostruzione non sono la stessa cosa. È qui che il confine tra fede, nazionalismo religioso e progetto teocratico diventa esplosivo.
Per decenni i sostenitori attivi del Terzo Tempio sono rimasti ai margini della società israeliana. Oggi, però, quel mondo si muove con maggiore visibilità e maggiore ambizione. L’Istituto del Tempio, attivo da anni nella parte ebraica della Città Vecchia di Gerusalemme, studia rituali, arredi, strumenti liturgici, abiti sacerdotali e modalità della futura ricostruzione. Non è folclore. È una preparazione ideologica, religiosa e materiale a un evento che, se solo venisse tentato, incendierebbe Gerusalemme e l’intero Medio Oriente.
Negli ultimi anni alcuni attivisti hanno provato a portare animali sul Monte del Tempio per celebrare sacrifici pasquali, una pratica che richiamerebbe i riti antichi del Tempio. Nel 2026, secondo Al Jazeera, la polizia israeliana ha fermato diversi tentativi di raggiungere la Spianata con capre o pecore destinate al sacrificio rituale.
La Spianata delle Moschee e il crollo dello status quo
Il Monte del Tempio, o Spianata delle Moschee, vive da decenni sotto uno status quo delicatissimo: i musulmani pregano nel complesso, mentre i non musulmani possono visitarlo ma non pregare. Negli ultimi anni, però, questo equilibrio ha iniziato a sgretolarsi. Il Guardian ha descritto il progressivo collasso dell’accordo che dal 1967 regolava la preghiera nel sito, anche per effetto della pressione dei gruppi religiosi e dell’estrema destra israeliana.
Il Jerusalem Day del 2026 ha mostrato quanto quella pressione sia diventata visibile. Migliaia di nazionalisti israeliani hanno attraversato la Città Vecchia e il Quartiere musulmano sotto protezione della polizia. Diversi media internazionali hanno documentato slogan razzisti contro i palestinesi, mentre il ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir ha rivendicato apertamente la presenza ebraica sul complesso di al-Aqsa.
In questo contesto la bandiera del Terzo Tempio non è un dettaglio scenografico. È il segno di una mutazione politica. Accanto alla bandiera ufficiale dello Stato compare un’altra bandiera, che non guarda alla modernità sionista ma a una sovranità biblica. Non chiede soltanto più spazio per la preghiera ebraica. Immagina un ordine diverso, fondato sul Tempio, sul sacerdozio, sui sacrifici e su una lettura teocratica della sovranità.
Il sogno teocratico oltre il sionismo moderno
Lo studioso Menachem Klein, professore di Scienze politiche all’Università Bar-Ilan, ha scritto su +972 Magazine che questo movimento «mira a una profonda trasformazione dello Stato stesso» e all’«emergenza di un ordine ebraico teocratico» centrato sul Terzo Tempio. La sua tesi è chiara: una corrente che un tempo viveva ai margini sta entrando nel cuore della destra israeliana e porta con sé un progetto che supera lo stesso sionismo politico moderno.
È questo il punto più inquietante. Il sionismo storico nasce come movimento nazionale moderno, non come restaurazione biblica. Ha avuto anime religiose, laiche, socialiste, revisioniste, liberali, ma il suo obiettivo era costruire uno Stato ebraico nel mondo contemporaneo. Il movimento del Terzo Tempio spinge invece verso un’altra direzione: non solo Grande Israele, non solo espansione territoriale, non solo esclusione dei palestinesi, ma rifondazione religiosa dello Stato su un modello premoderno.
Per ricostruire la Grande Israele biblica, in questa visione, non basta più controllare la terra, estendere i confini, cacciare o marginalizzare i palestinesi, demolire villaggi, costruire insediamenti. Serve ricostruire anche l’ordine sacro. Serve spingere Israele fuori dalla modernità politica e dentro un immaginario teocratico nel quale la democrazia liberale, i diritti civili e il pluralismo diventano ostacoli.
La bandiera del Terzo Tempio dice esattamente questo. Non sostituisce ancora quella con la stella di David, ma le cammina accanto. E quando due simboli marciano insieme, prima o poi bisogna chiedersi quale dei due stia assorbendo l’altro.







