La partita sui palinsesti Rai si accende anche sul terreno più imprevedibile: Barbara D’Urso. Mentre l’azienda prepara la presentazione ufficiale della prossima stagione agli inserzionisti, prevista ad Ancona, il dossier televisivo si intreccia con equilibri politici, rapporti con Mediaset e tensioni interne al servizio pubblico. La questione, in apparenza, riguarda una casella del sabato sera. In realtà racconta molto di più: una Rai che arriva alla vigilia dei palinsesti con troppe incognite, troppe frizioni e una maggioranza non sempre allineata sulle scelte editoriali.
Il nodo è Ballando con le stelle. Milly Carlucci deve sostituire Selvaggia Lucarelli, passata a Mediaset, e avrebbe individuato in Barbara D’Urso un nome capace di garantire attenzione, riconoscibilità e una forte quota polemica. La conduttrice ha già partecipato come concorrente alla scorsa edizione del programma e conosce il meccanismo televisivo del prime time di Rai 1. Ma trasformarla in giudice significherebbe riportarla stabilmente nel circuito della televisione pubblica, dopo l’uscita da Mediaset. Ed è qui che il caso diventa politico.
Salvini spinge, ma il ritorno in Rai resta complicato
A sostenere il ritorno televisivo di Barbara D’Urso sarebbe Matteo Salvini, da tempo favorevole a una nuova chance per l’ex volto di Pomeriggio 5. Il leader della Lega, secondo quanto circola nei corridoi Rai, vedrebbe di buon occhio l’operazione e avrebbe appoggiato le mosse di Milly Carlucci. Per la conduttrice di Ballando, D’Urso rappresenterebbe un innesto forte: popolare, divisivo, riconoscibile e capace di presidiare quella zona di spettacolo, commento e conflitto che Lucarelli ha garantito per anni.
La domanda, però, è se Barbara D’Urso possa davvero ricoprire lo stesso ruolo. Lucarelli aveva costruito il proprio peso nel programma su una cifra precisa: giudizio tagliente, capacità di innescare dinamiche narrative, presenza social, conflitto continuo con concorrenti e giuria. D’Urso ha un registro diverso, più televisivo, più popolare, abituato a mescolare empatia, controllo del racconto e colpo di scena. Potrebbe funzionare, ma non sarebbe una sostituzione automatica.
Il problema più grande resta esterno alla Rai. Sulla figura di Barbara D’Urso pesa ancora il rapporto con Mediaset e con la famiglia Berlusconi. L’ex conduttrice è stata per anni uno dei volti centrali dell’intrattenimento di Cologno Monzese, poi la rottura ha lasciato strascichi evidenti. Un suo rilancio in Rai, soprattutto in un programma forte del sabato sera, non sarebbe un passaggio neutro. E infatti il veto che arriverebbe dall’area Mediaset viene indicato come l’ostacolo più difficile da superare.
La Rai arriva ai palinsesti tra fronde e caselle vuote
Il caso D’Urso si inserisce in una giornata già molto tesa per viale Mazzini. Il Cda Rai ha ratificato i palinsesti, ma il clima resta pesante. Alcuni consiglieri critici valutano forme di protesta, compresa l’assenza dalla presentazione ufficiale agli inserzionisti. Le opposizioni accusano la Rai di aver perso identità e direzione, mentre dentro l’azienda cresce il malumore su alcune scelte considerate poco coerenti con la missione del servizio pubblico.
A far esplodere la polemica è soprattutto Rai 3. I consiglieri Alessandro Di Majo, Davide Di Pietro e Roberto Natale hanno inviato una nota all’amministratore delegato contestando la linea editoriale della rete, definita sempre più schiacciata sulla cronaca nera e sempre meno capace di parlare al proprio pubblico storico. Nel mirino finisce anche Antonino Monteleone, attuale conduttore di Filorosso estivo, al quale sarebbero state affidate nove prime serate del martedì in autunno, nello spazio occupato da Far West.
Nella nota i consiglieri parlano di una Rai 3 trasformata in un “Garlaschificio”, espressione dura che fotografa la critica a un palinsesto percepito come troppo dipendente dai casi di cronaca giudiziaria. Contestano inoltre i toni social di Monteleone e richiamano il caso Sigfrido Ranucci, sostenendo che l’azienda non garantirebbe una piena copertura legale al giornalista di Report in una vertenza legata al suo lavoro d’inchiesta.
Dal servizio pubblico al sabato sera
La vicenda mostra quanto oggi anche una scelta di intrattenimento possa diventare terreno di scontro politico. Il ritorno di Barbara D’Urso non sarebbe soltanto una decisione di cast. Sarebbe un segnale. Per Milly Carlucci, significherebbe blindare Ballando con le stelle con un nome capace di generare attenzione mediatica. Per Salvini, rappresenterebbe una vittoria simbolica nella partita culturale e televisiva. Per Mediaset, invece, potrebbe apparire come il rilancio in campo Rai di una figura su cui i vertici del Biscione hanno già chiuso una stagione.
Il rischio, per viale Mazzini, è di arrivare alla presentazione dei palinsesti con una narrazione tutta concentrata sulle tensioni e non sull’offerta editoriale. Da una parte la macro-politica delle reti, delle testate e dell’approfondimento. Dall’altra la micro-politica dei programmi, dei conduttori e dei giudici. In mezzo, un’azienda che cerca di tenere insieme servizio pubblico, ascolti, pressioni dei partiti e rapporti con il mercato.
Barbara D’Urso diventa così il simbolo perfetto di questa fase: un nome televisivamente fortissimo, ma politicamente ingombrante. Può portare pubblico, discussione e riconoscibilità. Può però anche aprire un nuovo fronte con Mediaset e alimentare l’idea di una Rai sempre più condizionata dagli equilibri della maggioranza.
La decisione finale dirà molto non solo sul futuro di Ballando con le stelle, ma anche sulla capacità della Rai di muoversi senza trasformare ogni scelta editoriale in una prova muscolare tra partiti, aziende concorrenti e vecchi conti televisivi ancora aperti.







