Andrea Sempio senza stipendio da due mesi, i suoi avvocati lavorano quasi gratis: «Le spese possono aspettare»

Andrea Sempio

La nuova inchiesta sul delitto di Garlasco continua ad avere effetti che vanno ben oltre le aule giudiziarie. A quasi vent’anni dall’omicidio di Chiara Poggi, la pressione mediatica e il peso dell’indagine starebbero incidendo anche sulla situazione economica di Andrea Sempio. Da almeno due mesi, infatti, l’unico indagato nell’inchiesta bis della Procura di Pavia non percepisce più lo stipendio e i suoi difensori, Liborio Cataliotti e Angela Taccia, starebbero seguendo il caso rinunciando di fatto ai compensi professionali.

A raccontarlo è stato lo stesso Cataliotti, che ha spiegato di aver deciso di non accettare denaro dal proprio assistito in una fase particolarmente delicata, sia sul piano personale che su quello economico.

Cataliotti: «Gli avvocati ricevono solo i rimborsi»

«Non prende lo stipendio e per questo ho rifiutato un pagamento che Andrea Sempio voleva fare. Lui è sempre molto attento a questo aspetto, ma le spese legali e per i consulenti in questo momento possono aspettare. A noi avvocati paga solo i rimborsi».

Le parole del difensore descrivono una situazione che, almeno nelle ultime settimane, avrebbe spinto il collegio difensivo a mettere in secondo piano le parcelle. Cataliotti non chiarisce le ragioni precise dell’assenza della retribuzione e non specifica se si tratti di un accordo con l’azienda per un periodo di aspettativa non retribuita oppure di una situazione diversa.

Prima che il suo nome tornasse al centro delle cronache nazionali, Andrea Sempio lavorava come commesso in un negozio di telefonia all’interno del centro commerciale di Montebello della Battaglia, nel Pavese. Già nei mesi precedenti aveva dovuto affrontare lunghi periodi di aspettativa, ferie e spostamenti tra diverse sedi, da Voghera a Pavia, passando per Vigevano e Garlasco, per cercare di sottrarsi almeno in parte alla pressione mediatica.

Adesso, però, la situazione appare ulteriormente complicata. Come riferisce il Messaggero, non è chiaro se l’indagato abbia semplicemente sospeso il rapporto di lavoro o se, invece, abbia perso definitivamente l’occupazione.

La strategia della difesa: «Quelle scarpe non gli entrano»

Parallelamente prosegue il lavoro dei legali e dei consulenti nominati dalla difesa. Uno dei punti centrali riguarda ancora una volta le impronte attribuite al killer e le scarpe Frau ritenute compatibili con le tracce a pallini individuate sulla scena del delitto.

Dopo aver depositato un video relativo alle scarpe numero 42 e 43, la difesa sostiene che Andrea Sempio non riuscirebbe nemmeno a calzarle. «Abbiamo un elenco di testimoni che affermano come già allora Andrea Sempio portasse il 44 e modelli specifici di scarpe», spiega Cataliotti.

A rafforzare questa linea interviene anche il consulente Armando Palmegiani, che esclude la compatibilità delle misure prese in considerazione.

«Sia il 42 che il 43 non sono nemmeno lontanamente compatibili, come calzata, con il piede di Sempio. L’aspetto rilevante è la suola, prodotta dalla Margon». Secondo la perizia del 2014, proprio quella particolare suola in gomma caratterizzata dai piccoli rilievi a pallini sarebbe compatibile con le impronte rinvenute nella villetta di via Pascoli.

Per il difensore di Sempio, tuttavia, questo capitolo sarebbe destinato a concludersi in maniera favorevole al suo assistito. «Questo elemento porterà all’esclusione di Sempio». La strategia della difesa punta infatti a ottenere una nuova perizia super partes, affidata a un esperto indipendente.

La Procura prepara le contro-consulenze

Mentre i legali dell’indagato proseguono la loro attività, anche la Procura di Pavia continua a lavorare. I pubblici ministeri hanno tempo fino al 27 giugno per depositare le contro-consulenze alle relazioni presentate dalla difesa.

Si tratta di un passaggio importante, perché da quelle valutazioni dipenderanno i successivi sviluppi dell’inchiesta e la tenuta delle conclusioni raggiunte dai consulenti delle due parti.

Tra gli accertamenti disposti dagli inquirenti c’è anche la consulenza psichiatrica affidata a Roberto Catanesi. L’obiettivo è verificare l’eventuale presenza di condizioni patologiche che possano influire sulla capacità di intendere e di volere dell’indagato, l’esistenza di disturbi rilevanti ai fini dell’imputabilità e l’eventuale presenza di una condizione di pericolosità sociale.

Un’inchiesta che pesa anche sulla vita quotidiana

Mentre la Procura e le difese si preparano a una nuova fase dello scontro tecnico e scientifico, la vicenda continua ad avere ricadute concrete sulla vita delle persone coinvolte. Nel caso di Andrea Sempio, il clamore mediatico e il ritorno dell’inchiesta sembrano aver prodotto conseguenze anche sul piano lavorativo ed economico.

Da una parte gli avvocati che rinunciano, almeno temporaneamente, ai compensi. Dall’altra un uomo che, secondo quanto riferito dai suoi difensori, da due mesi non riceve lo stipendio e continua a fronteggiare una vicenda giudiziaria che, a quasi diciannove anni dall’omicidio di Chiara Poggi, resta ancora lontana da una conclusione definitiva.