Il lungo incubo di Elsa Rubino è finalmente finito. Domani la quindicenne biellese, rimasta gravemente ferita nel terribile rogo scoppiato la notte di Capodanno a Crans-Montana, varcherà finalmente la soglia di casa. Un momento atteso per mesi, che segna la fine di un calvario clinico iniziato tra le fiamme in Svizzera e proseguito nelle eccellenze ospedaliere di Torino.
Le parole del padre Lorenzo
A dare l’annuncio che tutti aspettavano è stato il padre della giovane, Lorenzo. Le sue parole, riportate dall’edizione locale de La Stampa, trasudano sollievo e commozione. Un ritorno alla vita che la famiglia vive con estrema gratitudine, rivolgendo un pensiero profondo a chi, in quel tragico incendio, non ha avuto la stessa fortuna e a chi ancora combatte in un letto d’ospedale.
Ustioni sul 55% del corpo
La storia di Elsa è quella di una resistenza straordinaria. Tutto era iniziato la notte del 1° gennaio nel locale ‘Le Constellation’ di Crans-Montana, trasformato in una trappola di fuoco. La studentessa era stata ricoverata d’urgenza a Zurigo per quasi due mesi, prima di essere trasferita in elicottero a Torino il 26 febbraio. Le sue condizioni erano critiche: ustioni sul 55% del corpo. Elsa ha trascorso 58 giorni nel Centro Grandi Ustionati del CTO, per poi passare lo scorso aprile all’ospedale infantile Regina Margherita, dove ha completato l’ultima fase del suo recupero.
La terapia
Nonostante le dimissioni definitive dall’ospedale, il percorso di Elsa non è ancora concluso, ma ora potrà affrontarlo nel calore della sua casa. «Dovrà ancora essere seguita dai sanitari, sottoporsi a fisioterapia, indossare delle guaine ma l’importante è che sarà a casa. È stato un vero miracolo perché poteva non tornare più», ha spiegato il padre. Piccoli ostacoli se confrontati con la battaglia per la vita che la quindicenne ha vinto contro ogni previsione. Biella è pronta a riabbracciare la sua giovane guerriera, simbolo di una speranza che non si è mai spenta.







