Francesco Dolci, unico indagato per la profanazione della tomba di Pamela Genini, ha deciso scelto come consulente il generale dei Carabinieri Luciano Garofano, ex comandante del Reparto Investigazioni Scientifiche dal 1995 al 2009, proprio mentre al Ris di Parma sono iniziate le analisi sui reperti sequestrati: il capello trovato nella botola, il coltello, la lapide provvisoria, i tamponi sulla bara.
Una scelta che fa rumore. Garofano è un volto noto anche per il suo ruolo nel delitto di Garlasco, una vicenda che da quasi vent’anni continua a riscriversi, ribaltarsi, contraddirsi.
Prima investigatore, poi consulente della difesa di Andrea Sempio, Garofano è stato al centro di una parabola che racconta molto di quel caso: le analisi scientifiche raccolte sotto il suo comando contribuirono a condannare Alberto Stasi, ma oggi sono rilette e contestate nelle nuove indagini. Da garante a bersaglio, in un continuo gioco di specchi.
Garofano si è poi sfilato dall’incarico Sempio, parlando di “mancata condivisione dei suggerimenti tecnico‑scientifici”. Ora torna in campo, al fianco di Dolci.
Un quadro indiziario “corposo”
La Procura di Bergamo continua a lavorare a carte coperte, ma gli inquirenti parlano di un quadro indiziario “corposo”. Le attenzioni restano puntate sull’imprenditore edile di Sant’Omobono: i suoi comportamenti, le sue contraddizioni, la sua esposizione mediatica costante. Ora si attendono due risposte decisive: cosa riveleranno i telefoni sequestrati e cosa emergerà dalle analisi forensi dei reperti prelevati nella sua abitazione e nel cimitero di Strozza.
Nel frattempo, la madre di Pamela non arretra di un millimetro nei suoi sospetti su Dolci: «Sta cercando di depistare, racconta bugie. È una persona pericolosa e vendicativa. Sta infangando l’immagine di mia figlia mentre il cerchio si stringe attorno a lui».
Due settimane per la verità scientifica
Le analisi del Ris richiederanno circa due settimane. Saranno loro — insieme ai dati dei telefoni — a dire se l’impianto accusatorio della Procura troverà conferma o se, come accaduto a Garlasco, la scienza finirà per riscrivere ancora una volta la trama.
Una cosa però è già chiara: scegliendo Garofano, Dolci non ha solo comprato competenza. Ha comprato anche visibilità. Quella stessa visibilità che, dall’inizio del caso, sembra non riuscire a smettere di cercare.







