Nel caso Garlasco le nuove indagini continuano a produrre consulenze, analisi, confronti tra esperti e interpretazioni spesso opposte. Ma secondo Dario Redaelli, ex poliziotto e oggi consulente della famiglia Poggi, il quadro emerso finora sarebbe molto meno rivoluzionario di quanto lasci intendere il dibattito mediatico. Intervenendo alla trasmissione Ignoto X, Redaelli ha infatti sostenuto che, allo stato attuale, esisterebbe un solo elemento realmente nuovo e oggettivo: il Dna di Alberto Stasi trovato sulla cannuccia di un Estathé recuperato nella pattumiera della villetta di via Pascoli.
Una posizione netta che arriva mentre la Procura di Pavia continua ad approfondire la posizione di Andrea Sempio e a rivalutare una serie di tracce, impronte e reperti raccolti sulla scena del delitto di Chiara Poggi. Per Redaelli, però, i risultati finora emersi dall’incidente probatorio non avrebbero modificato il quadro investigativo in maniera sostanziale.
«Non è emerso nulla di nuovo contro Sempio»
Secondo il consulente della famiglia Poggi, le nuove attività tecniche disposte nell’ambito dell’incidente probatorio non hanno prodotto, almeno per il momento, risultati in grado di collocare Andrea Sempio sulla scena del crimine.
Redaelli ha spiegato che il perito nominato dalla Procura ha esaminato decine di impronte repertate all’interno della villetta di Garlasco. Molte di queste sono risultate riconducibili a persone che avevano titolo per trovarsi nell’abitazione, come Chiara Poggi, il fratello Marco o alcuni operatori intervenuti dopo il delitto.
Proprio per questo motivo l’ex poliziotto invita alla prudenza rispetto alle interpretazioni che negli ultimi mesi hanno accompagnato la nuova inchiesta. La tesi è chiara: al di là delle discussioni su impronte, tracce palmari e consulenze contrapposte, non sarebbe emerso finora alcun elemento nuovo capace di attribuire con certezza ad Andrea Sempio una presenza nella villetta al momento dell’omicidio.
Il Dna di Stasi sulla cannuccia dell’Estathé
Per Redaelli, l’unica vera novità riguarda invece Alberto Stasi. Il riferimento è alla cannuccia di una confezione di Estathé trovata all’interno di un sacco della spazzatura presente nella casa dei Poggi. Secondo il consulente, quel reperto rappresenta oggi l’unico dato realmente nuovo emerso dalle recenti analisi. «L’unica certezza finora è il Dna di Stasi sulla cannuccia dell’Estathé», ha affermato.
La questione è particolarmente delicata perché la confezione della bevanda si trovava insieme ad altri rifiuti che, secondo questa ricostruzione, sarebbero riconducibili all’ultima colazione consumata da Chiara Poggi la mattina del 13 agosto 2007. Tra gli oggetti recuperati figuravano anche una confezione di biscotti, un Fruttolo e una buccia di banana. Elementi che, secondo Redaelli, sarebbero compatibili con la colazione della vittima poche ore prima dell’omicidio.
La teoria dell’ultima colazione
L’ex poliziotto si spinge anche oltre. Secondo la sua interpretazione, quei rifiuti sarebbero riconducibili all’ultimo pasto consumato da Chiara Poggi e potrebbero quindi rappresentare una fotografia molto vicina agli ultimi momenti di vita della ragazza. Da qui nasce il ragionamento che alimenta il dibattito giudiziario: se il Dna di Alberto Stasi fosse effettivamente collegato a quella specifica colazione, il dato assumerebbe un peso investigativo rilevante.
Si tratta però di un punto contestato dalla difesa dell’ex fidanzato della vittima. Gli avvocati di Stasi sostengono infatti che la presenza del Dna sulla cannuccia non dimostrerebbe automaticamente che la bevanda sia stata consumata proprio la mattina del delitto. Alberto frequentava abitualmente la casa dei Poggi ed era stato nell’abitazione anche nelle ore precedenti all’omicidio. È proprio su questa collocazione temporale che si concentra una delle dispute più accese della nuova fase del caso Garlasco.
Le impronte e l’incidente probatorio
Parallelamente proseguono gli accertamenti sulle impronte repertate nella villetta. Gli esperti incaricati dalla Procura hanno analizzato circa cinquanta tracce raccolte sulla scena del crimine. Secondo quanto riferito da Redaelli, alcune sono risultate attribuibili a Chiara Poggi, altre al fratello Marco e altre ancora a un carabiniere intervenuto nelle fasi successive al delitto.
Per il consulente della famiglia Poggi, questo confermerebbe che, almeno per ora, le nuove verifiche non hanno prodotto quella svolta investigativa che molti si aspettavano. In particolare, sottolinea, non sarebbe emersa alcuna impronta attribuibile con certezza ad Andrea Sempio tra quelle esaminate nell’ambito dell’incidente probatorio.
Una battaglia che si gioca sulle prove scientifiche
Le parole di Redaelli arrivano in un momento in cui il caso Garlasco è dominato da una vera e propria guerra tra consulenze. Da una parte gli esperti della Procura, dall’altra quelli delle difese e delle parti civili. Ognuno legge gli stessi reperti attraverso chiavi interpretative differenti.
Per il consulente della famiglia Poggi, però, il punto resta uno solo: i processi si fondano su prove scientifiche e dati oggettivi. Ed è per questo che invita a distinguere tra ipotesi, suggestioni investigative e risultati concretamente acquisiti.
A quasi vent’anni dall’omicidio di Chiara Poggi, la nuova inchiesta continua a produrre interrogativi e confronti serrati tra specialisti. Ma secondo Dario Redaelli, al momento, il dato più solido emerso dagli ultimi accertamenti resta quello della cannuccia dell’Estathé. Tutto il resto, sostiene, è ancora materia di discussione e verifica.







