Garlasco, l’ex vice del Ris contro Garofano: «Tornò dalle ferie e non gli andava bene niente». Spuntano tensioni e retroscena sui primi rilievi

Garlasco, parla il generale Garofano e difende la condanna di Stasi

«È rientrato Garofano, finalmente, dopo diverse settimane e, ovviamente, non andava bene niente di quello che avevamo fatto». Diciannove anni dopo l’omicidio di Chiara Poggi, dalle dichiarazioni raccolte dalla Procura di Pavia emerge uno scontro interno al Ris di Parma che risale alle prime settimane dell’inchiesta. A raccontarlo è Marco Pizzamiglio, all’epoca vicecomandante del reparto, ascoltato dai magistrati il 25 settembre nell’ambito delle nuove indagini che coinvolgono Andrea Sempio. Al centro della sua testimonianza c’è Luciano Garofano, allora comandante del Ris, che durante i giorni immediatamente successivi al delitto si trovava in vacanza in Brasile.

Il racconto di Pizzamiglio descrive un reparto sommerso dal lavoro, decisioni assunte durante l’assenza del comandante e contrasti esplosi al suo ritorno. Ma soprattutto riporta l’attenzione su come vennero organizzati i primi accertamenti scientifici nella villetta di via Pascoli.

«Doveva far vedere che era lui il comandante»

Il giudizio di Pizzamiglio sul comportamento dell’ex superiore è tutt’altro che tenero. Secondo la sua ricostruzione, Garofano avrebbe contestato le decisioni prese durante le ferie, manifestando un atteggiamento che l’ex vicecomandante considera ricorrente.

«Doveva far vedere che era lui il comandante», ha dichiarato ai magistrati.

Pizzamiglio attribuisce al superiore la tendenza a rimettere mano al lavoro organizzato dai colleghi durante le sue assenze. Nella testimonianza compaiono anche valutazioni sulla ricerca di visibilità mediatica da parte di Garofano: giudizi personali dell’ex ufficiale, non fatti accertati dalla Procura.

La tensione, tuttavia, non avrebbe riguardato soltanto i rapporti gerarchici. Il vero terreno dello scontro sarebbe stata la scelta degli specialisti incaricati di seguire gli accertamenti sull’omicidio.

La telefonata delle sette del mattino e i consulenti contestati

Pochi giorni dopo la morte di Chiara Poggi, la magistrata titolare delle indagini avrebbe telefonato a Pizzamiglio alle sette del mattino, chiedendogli di indicare un esperto di biologia e uno di dattiloscopia.

L’ex vicecomandante racconta di aver cercato inizialmente di contattare Garofano, ancora in Brasile, per poi suggerire i nomi del maggiore Marino e del maggiore Mattei.

La Procura voleva conferire ai due ufficiali incarichi di consulenza diretti, una modalità che, secondo Pizzamiglio, Garofano non avrebbe condiviso. L’allora comandante avrebbe preferito che gli accertamenti rientrassero nelle normali attività d’ufficio del Ris.

La differenza incideva sull’organizzazione del lavoro: con l’incarico di consulenti del pubblico ministero, Marino e Mattei avrebbero dovuto riferire direttamente all’autorità giudiziaria per le attività affidate loro, rispettando i relativi obblighi di riservatezza.

Pizzamiglio sostiene che la magistrata fosse stata categorica nel richiedere proprio quella soluzione. Al rientro dalle ferie, però, Garofano avrebbe contestato la scelta.

«Al Ris arrivavano anche 120 casi al giorno»

Per spiegare il contesto, Pizzamiglio ha descritto la pressione alla quale era sottoposto il reparto nell’estate del 2007.

«In quel periodo arrivavano da 60, 70, 80, anche 120 casi al giorno al Ris di Parma», ha raccontato.

Il 13 agosto, giorno dell’omicidio di Chiara Poggi, gli specialisti erano impegnati anche negli accertamenti su un duplice omicidio avvenuto a Treviso. Le richieste si accumulavano e il personale disponibile doveva fronteggiare più emergenze contemporaneamente.

L’ex vicecomandante ha spiegato di non poter assumere personalmente ulteriori incarichi proprio a causa del carico di lavoro. Da qui la scelta di proporre Marino e Mattei alla magistrata.

Nell’audizione è emerso anche che Mattei avrebbe successivamente chiesto il trasferimento. Pizzamiglio, tuttavia, non ha saputo indicarne le ragioni né collegare con certezza quella decisione ai contrasti con Garofano.

Il sopralluogo di Garofano e lo stop agli accertamenti

Un altro passaggio riguarda il ritorno di Garofano nella villetta dei Poggi. Secondo Pizzamiglio, l’allora comandante avrebbe effettuato un ulteriore sopralluogo dopo il rientro dalle ferie, ma l’ex vice non sa se l’iniziativa fosse stata concordata con la magistrata che dirigeva l’inchiesta.

La testimonianza contiene poi una frase significativa sulle prime attività investigative: «Finiti i rilievi noi siamo stati stoppati».

Pizzamiglio sostiene che, conclusi i sopralluoghi iniziali, il Ris non ricevette indicazioni per proseguire autonomamente gli accertamenti. La magistrata avrebbe scelto di procedere con particolare cautela, valutando personalmente i passaggi successivi.

Il racconto non attribuisce quindi necessariamente quello stop a Garofano, ma lo colloca tra le decisioni che segnarono la gestione delle prime indagini.

Le dichiarazioni che riaprono il confronto sui rilievi del 2007

La Procura di Pavia sta riesaminando diversi aspetti delle indagini originarie nell’ambito del procedimento che coinvolge Andrea Sempio. In questo quadro, la testimonianza di Pizzamiglio offre una ricostruzione dall’interno del Ris di Parma, tra difficoltà organizzative, decisioni della magistratura e contrasti con il comandante.

Le parole dell’ex vicecomandante non dimostrano che le tensioni abbiano compromesso gli accertamenti scientifici. Indicano però questioni precise sulle quali concentrare l’attenzione: chi decise gli incarichi, quali attività vennero autorizzate, perché i rilievi si fermarono e come furono gestite le iniziative successive.

Alberto Stasi sta scontando una condanna definitiva a sedici anni per l’omicidio di Chiara Poggi. Le nuove indagini e il lavoro della sua difesa riportano sotto esame anche le scelte compiute nell’agosto 2007.

La testimonianza di Pizzamiglio aggiunge un elemento al quadro: mentre gli investigatori cercavano le tracce dell’assassino, all’interno del Ris si consumava anche uno scontro su chi dovesse dirigere il lavoro e su come condurlo. Resta da stabilire se quei contrasti abbiano avuto conseguenze concrete sugli accertamenti.