Mediterraneo bollente, l’acqua supera i 33 gradi e scatta l’allarme: «Con l’arrivo dell’aria fresca rischio di fenomeni estremi»

Mare

Il Mediterraneo bollente supera una soglia che fino a pochi anni fa sarebbe apparsa eccezionale persino nel cuore dell’estate. Una boa oceanografica al largo di Sa Dragonera, vicino a Maiorca, ha registrato mercoledì pomeriggio una temperatura superficiale di 33,02 gradi. Se le verifiche confermeranno la misurazione, il dato potrebbe rappresentare un nuovo record per il Mare Nostrum. Ma più del singolo picco preoccupa ciò che accade intorno: ormai vaste porzioni del bacino viaggiano stabilmente su valori prossimi ai 30 gradi.

Il confronto con le temperature normalmente osservate tra la fine di luglio e l’inizio di agosto restituisce la dimensione dell’anomalia: il Mediterraneo si colloca generalmente intorno ai 25-26 gradi. Nel 2024 la temperatura media dell’intero bacino aveva già raggiunto quota 28, segnando un valore eccezionale. Nell’estate 2026 la corsa sembra proseguire e coinvolge direttamente anche le coste italiane.

Mediterraneo bollente, in Italia il mare arriva a 30,5 gradi

I dati raccolti dalla rete mareografica nazionale dell’Ispra fotografano un fenomeno esteso da Nord a Sud. Alle 16 di mercoledì la temperatura raggiungeva 29,3 gradi a Trieste, 30 a Venezia, 30,5 ad Anzio, 29,4 a Taranto e 29,2 a Carloforte, in Sardegna. Al largo di La Spezia le boe nei giorni scorsi hanno indicato 31 gradi, mentre diverse aree della Liguria hanno oltrepassato quota 30.

Il fenomeno ha assunto dimensioni tali da mettere alla prova persino alcuni strumenti di rilevazione. A Capo Mele una boa ondametrica poteva misurare temperature soltanto fino a 29,9 gradi: i tecnici l’hanno sostituita con un dispositivo capace di arrivare fino a 35.

Federico Grazzini, meteorologo, fisico e responsabile della sala operativa di Arpae Emilia-Romagna, descrive il Mediterraneo come un enorme serbatoio energetico. Le ondate di calore marino, sottolinea, non rappresentano più episodi brevi e circoscritti: dal 2022 mostrano una persistenza e un’estensione crescenti.

Il mare accumula energia: cosa può accadere quando cambia il tempo

Il problema non riguarda soltanto la temperatura percepita dai bagnanti. Un mare così caldo immagazzina enormi quantità di energia. Finché domina l’alta pressione, l’atmosfera può mantenere una relativa stabilità. Il quadro cambia quando arrivano correnti più fresche, vento e perturbazioni.

L’acqua calda aumenta infatti l’evaporazione e trasferisce nell’atmosfera una maggiore quantità di vapore acqueo. Allo stesso tempo, il contrasto con masse d’aria più fredde può accrescere l’instabilità. Le nubi temporalesche trovano così più umidità ed energia disponibili per svilupparsi.

Questo non significa che una temperatura marina elevata provochi automaticamente alluvioni, nubifragi o altri eventi estremi: per innescarli servono precise condizioni atmosferiche e dinamiche meteorologiche. Ma un Mediterraneo eccezionalmente caldo può fornire ulteriore energia ai sistemi perturbati quando questi trovano condizioni favorevoli.

«Siamo davanti a una polveriera», avverte Grazzini. Il meteorologo richiama soprattutto l’attenzione sul passaggio dalla stabilità estiva alle prime irruzioni di aria fresca: è in quel momento che il calore accumulato dal mare può contribuire ad alimentare fenomeni atmosferici molto intensi.

Non è più un picco isolato: anomalie fino a otto gradi

A rendere particolarmente significativa l’estate 2026 è soprattutto la durata del fenomeno. Non emerge soltanto una successione di record locali, ma un’anomalia che interessa ampie zone del Mediterraneo e continua da settimane. Secondo i dati del servizio europeo Copernicus, in alcune aree le temperature marine hanno raggiunto scarti fino a 8 gradi sopra le medie.

Il Mediterraneo risente inoltre in maniera particolarmente rapida del riscaldamento globale. Gli oceani assorbono oltre il 90 per cento del calore in eccesso accumulato nel sistema climatico e il Mare Nostrum, bacino relativamente piccolo e quasi chiuso, mostra una velocità di riscaldamento superiore alla media oceanica globale.

Le conseguenze non riguardano soltanto il meteo. Temperature così alte esercitano una pressione crescente sugli ecosistemi marini, dalla posidonia agli habitat coralligeni, favoriscono l’espansione di alcune specie aliene e possono colpire pesca e acquacoltura. In alcune località il caldo ha inoltre favorito intense proliferazioni algali.

L’incognita dell’autunno dopo un’estate eccezionale

La temperatura raggiunta durante l’estate non scompare con la fine di agosto. Il mare perde calore lentamente e può conservarne una parte consistente per settimane o mesi. Per questo gli esperti guardano già alle perturbazioni di fine estate e soprattutto all’autunno, quando il Mediterraneo entra tradizionalmente nella stagione più delicata per temporali intensi e precipitazioni abbondanti.

La temperatura dell’acqua rappresenta soltanto uno degli ingredienti necessari, ma l’anomalia del 2026 aumenta la quantità di energia potenzialmente disponibile. Il dato di Maiorca assume quindi un significato che supera il possibile record dei 33,02 gradi: racconta un Mediterraneo che arriva alla seconda parte dell’estate con un’enorme riserva termica.

Ora saranno le condizioni atmosferiche delle prossime settimane a determinare come e dove quell’energia interagirà con le prime correnti più fresche. Il mare, intanto, continua a restare su temperature che fino a pochi anni fa appartenevano all’eccezione e che oggi interessano porzioni sempre più vaste del bacino.