La legge elettorale accende lo scontro in Parlamento e trasforma le comunicazioni della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, in vista del vertice europeo di Bruxelles, in un confronto politico con i leader delle opposizioni. Al centro della polemica non ci sono soltanto le nuove regole per eleggere deputati e senatori, ma anche il rapporto tra voto popolare, alleanze e formazione dei governi. Meloni attacca Giuseppe Conte, il presidente del Movimento 5 Stelle risponde chiamando in causa la Costituzione ed Elly Schlein, segretaria del Partito democratico, sposta il confronto sui risultati dell’esecutivo dopo quattro anni a Palazzo Chigi.
Le comunicazioni della premier sono ricostruite nel resoconto stenografico della seduta del 14 ottobre alla Camera.
Meloni contro Conte: «Con queste regole non sarebbe diventato premier»
L’affondo della presidente del Consiglio arriva durante la replica alle opposizioni, accusate di contestare una riforma che introduce l’indicazione preventiva delle alleanze, del candidato alla presidenza del Consiglio e del programma elettorale. «Ma se le preferenze vi piacciono così tanto, perché non le avete messe quando eravate al governo?», domanda Meloni, prima di rivolgere un attacco diretto al Movimento 5 Stelle.
«Con la nuova legge elettorale voi dovete dichiarare prima di andare al voto alleanze, candidato premier e programma. Mi rendo conto della difficoltà, del resto il vostro partito è guidato da un signore che se queste regole ci fossero state prima alla presidenza del Consiglio dei ministri non ci poteva arrivare». Il riferimento è a Giuseppe Conte, arrivato a Palazzo Chigi nel 2018 alla guida dell’esecutivo sostenuto da Movimento 5 Stelle e Lega, senza essere stato indicato prima delle elezioni come candidato premier di quella coalizione.
Conte replica: «La legge non vincola il presidente della Repubblica»
La risposta dell’ex presidente del Consiglio arriva sul terreno costituzionale. «Con questa legge elettorale non sarei mai stato eletto presidente del Consiglio. Non deve aver letto la legge che avete scritto», ribatte Conte, ricordando che l’indicazione del candidato premier non vincola il capo dello Stato nella scelta della persona alla quale conferire l’incarico di formare il governo.
Il presidente del Movimento 5 Stelle contesta così il ragionamento politico di Meloni, distinguendo l’indicazione elettorale dalle prerogative del presidente della Repubblica previste dalla Costituzione. Una distinzione tutt’altro che secondaria: la nuova disciplina del voto può intervenire sulle modalità con cui partiti e coalizioni si presentano agli elettori, ma non modifica il potere costituzionale del Quirinale di nominare il presidente del Consiglio.
Schlein attacca il governo: «Avete pensato alla legge elettorale, non agli italiani»
Elly Schlein sceglie invece di allargare il confronto al bilancio dell’intera legislatura, accusando la maggioranza di aver concentrato le proprie energie sulla riforma elettorale mentre famiglie e imprese continuano a fare i conti con le difficoltà economiche. Per la segretaria del Pd, la polemica con le opposizioni serve a distogliere l’attenzione dalle responsabilità di chi governa.
«Ha sprecato veramente un’occasione storica, perché guardi che maggioranza aveva qua. Poteva cambiare tutto, poteva fare riforme coraggiose e non è riuscita a farne una che migliorasse in concreto la vita degli italiani», è l’accusa rivolta alla premier. Schlein contesta anche i toni dello scontro, sostenendo che il governo abbia scelto di modificare le regole elettorali per conservare il proprio spazio politico anziché affrontare le priorità del Paese.
Il confronto si chiude così su due letture contrapposte della riforma. Meloni rivendica la necessità di rendere riconoscibili prima del voto alleanze e aspiranti presidenti del Consiglio, mentre Conte ne contesta le implicazioni costituzionali e Schlein mette in discussione le priorità politiche dell’esecutivo. Sullo sfondo resta una domanda destinata ad accompagnare il dibattito fino alle prossime elezioni: quanto possono cambiare le regole del voto senza cambiare gli equilibri previsti dalla Costituzione?
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