Non nomina mai Giorgia Meloni, ma la distanza tra le parole del cardinale Matteo Zuppi e la linea appena annunciata dalla presidente del Consiglio sulla scuola è difficile da ignorare. Soltanto poche ore prima Meloni aveva annunciato l’arrivo in Consiglio dei ministri di un provvedimento destinato a introdurre per legge un numero massimo di studenti stranieri per classe, insieme al divieto di burqa e niqab negli istituti scolastici e all’obbligo di imparare l’italiano per i genitori degli studenti con gravi problemi di inserimento. Poi ha parlato il presidente della Conferenza episcopale italiana. E le parole scelte sono andate in una direzione molto diversa.
«Non possiamo accettare che il luogo di nascita, la condizione economica, fisica o il contesto sociale determinino le opportunità di apprendimento di un ragazzo», ha detto Zuppi aprendo a Roma il Consiglio episcopale permanente. Non un attacco diretto al governo, dunque. Ma un messaggio sull’idea stessa di scuola che arriva proprio mentre la politica discute di quanti studenti stranieri possano sedere nella stessa aula.
Zuppi: «Nessuno si senta escluso»
Il presidente della Cei ha dedicato una parte importante del suo intervento alla questione educativa, mettendo al centro proprio il tema delle disuguaglianze. «Una scuola autenticamente inclusiva è uno dei più potenti strumenti di giustizia e di pace», ha affermato. Poi un altro passaggio ancora più esplicito: «Auguriamo alle nostre scuole di essere comunità capaci di generare fiducia, passione e responsabilità; luoghi in cui nessuno si senta escluso».
Parole che assumono inevitabilmente un significato politico nel momento in cui arrivano. Perché Meloni ha appena scelto di mettere al centro dell’agenda scolastica la presenza degli studenti stranieri, sostenendo che quando i bambini che non comprendono l’italiano diventano molti, o addirittura la maggioranza della classe, «quella non è più integrazione, è abbandono». La premier ha quindi annunciato l’intenzione di trasformare in legge il limite massimo alla presenza degli studenti stranieri nelle classi.
Due idee molto diverse di integrazione
Il punto di contatto, almeno nelle intenzioni dichiarate, è l’integrazione. Ma il modo di affrontarla appare profondamente diverso. Per il governo bisogna intervenire sulla composizione delle classi e sulla conoscenza dell’italiano. Per Zuppi il problema fondamentale riguarda invece le condizioni che possono trasformarsi in ostacoli all’apprendimento.
Il cardinale non parla soltanto di provenienza geografica. Mette insieme luogo di nascita, condizione economica, condizione fisica e contesto sociale, sostenendo che nessuno di questi elementi dovrebbe decidere quali possibilità avrà un ragazzo nella scuola. Una posizione che sposta completamente la prospettiva: non quanti stranieri possano entrare in una classe, ma quali strumenti debbano essere messi a disposizione affinché ogni studente possa imparare.
Meloni annuncia la stretta
Il provvedimento annunciato dalla presidente del Consiglio non riguarda soltanto il tetto agli studenti stranieri. Meloni ha anticipato anche il divieto di burqa e niqab nelle scuole e l’obbligo, per i genitori di ragazzi con gravi difficoltà di inserimento scolastico, di imparare l’italiano.
Sul velo integrale la premier ha spiegato che negli istituti si deve andare a viso scoperto, collegando la misura anche al principio della parità tra uomini e donne. Sul numero degli studenti stranieri, invece, l’obiettivo dichiarato è impedire la formazione di classi nelle quali le difficoltà linguistiche possano ostacolare l’integrazione e l’apprendimento.
La Cei sceglie un’altra parola: inclusione
Zuppi parte da un’altra premessa. «La questione educativa non è un tema tra gli altri, né si riduce a programmi e metodologie. Tocca il cuore della nostra convivenza», ha spiegato. Educare, secondo il presidente dei vescovi italiani, significa accompagnare una persona affinché diventi libera, capace di cercare la verità, entrare in relazione con gli altri e assumere il proprio posto nella società. E proprio per questo la scuola dovrebbe essere un luogo nel quale le differenze di partenza non si trasformino in differenze nelle possibilità di arrivare al traguardo.
Zuppi non ha aperto uno scontro personale con Giorgia Meloni e sarebbe scorretto presentare le sue parole come una replica esplicita alla premier. Ma politicamente la distanza è evidente: mentre il governo prepara nuove regole per limitare la presenza degli studenti stranieri nelle singole classi, il presidente della Cei chiede una scuola nella quale il luogo di nascita non determini le opportunità e nessuno possa sentirsi escluso. Due discorsi pronunciati a poche ore di distanza. E due modi molto diversi di raccontare quale dovrebbe essere la scuola italiana.







