Milano, il centrodestra va da La Russa per evitare la guerra delle candidature: Salvini, Sardone e Lupi restano in partita

Matteo Salvini e Silvia Sardone

Tutti da Ignazio La Russa. Quando il centrodestra milanese rischia di trasformare la corsa a Palazzo Marino in una gara a chi propone più candidati, il presidente del Senato torna a vestire i panni del federatore. L’appuntamento è fissato per domani a Palazzo Giustiniani, dove i principali protagonisti della coalizione proveranno a trovare una linea comune sul nome che dovrà raccogliere l’eredità politica del sindaco Giuseppe Sala.

L’obiettivo ufficiale è costruire un percorso condiviso. Quello reale è evitare che Milano diventi il terreno di uno scontro interno capace di logorare il centrodestra prima ancora dell’inizio della campagna elettorale. Le ultime settimane hanno infatti mostrato una coalizione tutt’altro che compatta. La Lega ha organizzato le proprie consultazioni interne, trasformate di fatto in una sorta di primarie di partito che hanno portato all’emersione dei nomi di Matteo Salvini e Silvia Sardone. Fratelli d’Italia continua a muoversi su un binario autonomo. Forza Italia guarda con favore a una figura civica. Noi Moderati non ha mai nascosto le proprie ambizioni.

Al tavolo convocato da La Russa siederanno Armando Siri e Alessandro Morelli per la Lega, Daniela Santanchè per Fratelli d’Italia, Alessandro Sorte per Forza Italia e Alessandro Colucci per Noi Moderati. Non si esclude nemmeno una presenza di Letizia Moratti, il cui nome continua a circolare nei corridoi della politica lombarda ogni volta che si parla del futuro di Milano.

Spunta Pietro Tatarella e riapre la partita

A complicare ulteriormente il quadro è arrivata nelle ultime ore la candidatura di Pietro Tatarella. Classe 1983, milanese di Baggio, imprenditore nel settore della falegnameria ed ex consigliere comunale di Forza Italia, Tatarella annuncerà ufficialmente la sua discesa in campo con una conferenza stampa prevista nelle prossime ore.

Il suo nome divide e incuriosisce. Per una parte del centrodestra rappresenta una figura capace di parlare al mondo produttivo e alla periferia milanese. Per altri resta una candidatura difficile da trasformare in punto di sintesi per tutta la coalizione.

La sua storia politica è stata segnata soprattutto da una lunga vicenda giudiziaria. Accusato negli anni scorsi di finanziamento illecito e corruzione, è stato successivamente assolto. Proprio quell’assoluzione lo ha trasformato, agli occhi di una parte del centrodestra, in uno dei simboli delle battaglie contro gli errori giudiziari. Oggi prova a trasformare quella vicenda in una piattaforma politica.

La Russa guarda a Lupi, Forza Italia cerca il civico

L’irruzione di Tatarella non sembra però aver modificato gli equilibri all’interno di Fratelli d’Italia. L’area vicina a La Russa continua infatti a considerare prioritario il nome di Maurizio Lupi. Il leader di Noi Moderati gode da mesi di un sostegno trasversale in diversi ambienti del centrodestra milanese e rappresenterebbe una candidatura più facilmente spendibile nel dialogo con il mondo moderato e imprenditoriale della città.

Forza Italia continua invece a ragionare sulla possibilità di individuare un profilo civico. Tra i nomi emersi negli ultimi mesi c’è stato quello dell’economista Carlo Cottarelli, figura che potrebbe intercettare consensi anche fuori dal perimetro tradizionale del centrodestra. Paolo Berlusconi, dal canto suo, ha rilanciato la candidatura di Guido Bertolaso, considerato da una parte dell’elettorato un amministratore concreto e capace di affrontare le emergenze.

Salvini e Sardone restano sullo sfondo

La Lega continua a giocare una partita particolare. Per mesi il partito aveva cercato una figura civica proveniente dal mondo della sanità e dell’impresa. Poi è arrivata la consultazione interna che ha rimesso al centro i nomi più politici del movimento.

Matteo Salvini e Silvia Sardone restano dunque sul tavolo, anche se molti osservatori interpretano quella votazione come una dimostrazione di forza interna più che come una vera investitura definitiva. Il segretario leghista sa bene che una candidatura a sindaco di Milano avrebbe un peso nazionale enorme e che qualsiasi decisione dovrà necessariamente passare da un accordo con gli alleati.

Per questo il vertice di Palazzo Giustiniani assume un valore che va ben oltre la semplice scelta di un candidato. Milano rappresenta il laboratorio politico più importante del centrodestra del Nord. Perdere tempo in guerre interne significherebbe regalare mesi preziosi agli avversari. Ecco perché tutti guardano a La Russa. Non tanto per conoscere il nome del futuro sfidante di Sala, quanto per capire se la coalizione riuscirà davvero a trovare una quadra.