Suppletive Reggio Calabria, Roscioli vince ma il voto scopre le crepe nel centrodestra

Fabio Roscioli

Fabio Roscioli ha vinto e su questo il risultato delle suppletive di Reggio Calabria non lascia spazio a interpretazioni: il nuovo deputato del centrodestra chiude con 38.359 voti, pari al 51,02%, precedendo Frank Benedetto, fermo a 27.511 e al 36,59%, mentre Domenico Giannetta raggiunge il 10,94% con 8.226 preferenze e Francesco Toscano l’1,44% con 1.085. Una vittoria larga, quattordici punti abbondanti di distanza dal candidato del campo largo, che consente alla coalizione di conservare il seggio lasciato libero da Francesco Cannizzaro. Il dato generale, tuttavia, racconta soltanto il risultato; per capire che cosa sia realmente accaduto dentro il centrodestra bisogna scendere di qualche piano, aprire la mappa dei 71 comuni e osservare dove quel vantaggio sia stato costruito. Ed è proprio lì che la fotografia cambia.

Il dato

Il numero più significativo arriva da Reggio Calabria città, dove Roscioli raccoglie 21.942 voti, il 55,29%, contro i 14.188, il 35,75%, di Benedetto. La differenza nel solo capoluogo è di 7.754 voti; quella dell’intero collegio è di 10.848. Il calcolo è semplice e politicamente pesante: il 71,5% di tutto il vantaggio che consegna Roscioli alla Camera viene prodotto dentro i confini del Comune di Reggio Calabria, il territorio nel quale Cannizzaro, dopo essere stato parlamentare, è oggi sindaco e nel quale la sua leadership ha affrontato la prova più direttamente misurabile di queste suppletive. Non significa attribuire automaticamente al sindaco ogni scheda finita sul nome di Roscioli, ma significa individuare con precisione il luogo nel quale la vittoria ha trovato il suo propulsore decisivo.

Fuori dal capoluogo il margine si restringe

La controprova arriva togliendo Reggio dal totale. Nei restanti settanta comuni Roscioli scende a 16.417 voti, il 46,25%, Benedetto raccoglie 13.323 voti, il 37,53%, mentre Giannetta sale al 14,66% con 5.204 preferenze. Il vantaggio del centrodestra sul campo largo, che nel capoluogo sfiora i venti punti, fuori città si riduce così a 8,72 punti e 3.094 voti. Roscioli rimane davanti, dunque, e sarebbe sbagliato raccontare una provincia consegnata al centrosinistra, tanto più che il candidato del centrodestra arriva primo in 49 dei 71 comuni; contemporaneamente, però, il rendimento elettorale cambia in maniera troppo evidente per essere considerato un dettaglio, perché Benedetto conquista venti comuni e Giannetta due, mentre il margine costruito a Reggio si assottiglia drasticamente appena ci si allontana dal capoluogo.

Cinque partiti, una vittoria che non è stata uniforme

La coalizione che sosteneva Roscioli metteva insieme Forza Italia-Ppe, Fratelli d’Italia, Lega, Noi Moderati e Udc, cinque simboli che durante la campagna hanno rivendicato unità e sostegno al candidato comune. Lo stesso Cannizzaro, dopo il voto, ha ricondotto il successo a una squadra coesa e al lavoro degli alleati. Proprio per questo la distribuzione territoriale dei consensi acquista un peso ulteriore: non stabilisce chi abbia lavorato e chi no, operazione che i numeri da soli non consentono, ma permette di verificare quanto il risultato della coalizione sia stato uniforme nei diversi territori. E la risposta delle urne è che uniforme non è stato.

Locri, il risultato che accende l’attenzione

Il caso di Locri è quello che politicamente merita maggiore attenzione. Frank Benedetto arriva primo nella città che ha espresso e continua a esprimere figure importanti dell’attuale maggioranza regionale, a cominciare da Giovanni Calabrese, assessore regionale allo Sviluppo economico, Lavoro e Turismo, esponente di Fratelli d’Italia, già sindaco di Locri per due mandati e nel 2025 eletto nella circoscrizione Sud con 11.364 preferenze. Accanto a lui nella Giunta Occhiuto siede Eulalia Micheli, assessore all’Istruzione, Sport e Politiche giovanili, anch’ella nata a Locri e politicamente legata al territorio. La Regione certifica ruoli e provenienza dei due assessori, mentre i risultati delle suppletive collocano Locri tra i venti comuni nei quali Benedetto ha preceduto Roscioli. Non è una sentenza sul peso personale dei singoli esponenti, ma difficilmente può essere archiviato come un numero qualunque.

La fascia ionica racconta un’altra geografia elettorale

La stessa fascia ionica offre altri segnali. A Siderno Benedetto raccoglie 1.696 voti su 2.622 validi, il 64,68%, contro i 564 di Roscioli, risultando primo in tutte le 19 sezioni; a Bovalino il candidato del campo largo prevale per 438 voti a 355; a Villa San Giovanni finisce 1.031 a 946. Nell’elenco dei comuni conquistati da Benedetto figurano inoltre Gerace, Gioiosa Ionica, Roccella Ionica, San Luca, Bova Marina, Mammola e altri centri della Locride e dell’area ionica. Il dato non rovescia il risultato generale, che resta nettamente favorevole a Roscioli, ma ridisegna la distribuzione della forza elettorale e rende molto meno lineare la rappresentazione di un centrodestra capace di muoversi ovunque con la stessa intensità.

Dopo il voto, la festa di Forza Italia

A rendere ancora più interessante questa lettura interviene poi ciò che è accaduto dopo lo scrutinio. Le cronache della festa davanti alla sede regionale di Forza Italia hanno raccontato soprattutto una scena azzurra: accanto a Roscioli vengono citati Roberto Occhiuto, Francesco Cannizzaro, Stefania Craxi, Claudio Lotito, Matilde Siracusano e lo stato maggiore regionale del partito. Gli alleati non sono rimasti politicamente in silenzio – Noi Moderati e Udc, per esempio, hanno pubblicamente rivendicato il successo della coalizione – e sarebbe quindi scorretto trasformare una fotografia in una prova di disimpegno. Resta però un’immagine politicamente significativa: nel luogo fisico della vittoria, quello che restituiscono le cronache è soprattutto il volto di Forza Italia.

La domanda ora riguarda gli equilibri dentro il centrodestra

Proprio l’incrocio fra quella fotografia e la geografia delle urne apre adesso la questione più delicata, perché Roscioli viene eletto con i voti di una coalizione formata da cinque partiti, mentre quasi tre quarti del vantaggio decisivo su Benedetto maturano nella città governata da Cannizzaro e, fuori da Reggio, il distacco si restringe sensibilmente fino a lasciare al centrosinistra venti comuni. Nessun dato autorizza a trasformare questa evidenza in un processo agli alleati, ma il voto consente di porre una domanda politica che difficilmente potrà essere evitata nei prossimi giorni: quanto hanno pesato, territorio per territorio, le diverse componenti del centrodestra nella costruzione di questa vittoria?

Cannizzaro ha scelto Roscioli, ne ha sostenuto la candidatura e oggi vede il seggio che era stato suo restare alla coalizione; contemporaneamente, la consultazione gli consegna un secondo risultato, forse meno visibile ma destinato a incidere negli equilibri interni: Reggio città ha prodotto da sola il 71,5% del margine finale. Il centrodestra può dunque rivendicare legittimamente la vittoria comune, mentre i numeri obbligano a distinguere il risultato complessivo dal modo in cui esso è maturato.

Il vero dato del dopo-voto è la distribuzione territoriale

Ed è probabilmente su questa distinzione che comincerà la partita politica del dopo. Perché il seggio è del centrodestra, Roscioli è il deputato dell’intera coalizione e nessun risultato comunale può essere usato come pagella individuale; ma quando si chiudono le urne e si spengono i riflettori della festa, i rapporti di forza tornano a misurarsi nei territori. A Reggio il vantaggio è enorme, fuori Reggio diventa molto più stretto; in alcuni luoghi simbolicamente pesanti il candidato comune viene persino superato.

La vittoria, dunque, resta intera. La compattezza che dovrebbe sostenerla, invece, da questa mattina ha qualche numero in più con cui fare i conti.