M5S, più che Nova sembrava Russia Unita: «Pace subito accettando le condizioni di Putin». E Schlein può diventare il problema

Elly Schlein Giuseppe Conte, Ipa @lacapitalenews

Più che alle consultazioni del Movimento 5 Stelle, a tratti sembrava di assistere a un congresso di Russia Unita. È una provocazione, naturalmente, ma basta mettere in fila alcune delle frasi pronunciate durante Nova, la kermesse milanese dalla quale Giuseppe Conte è uscito con un mandato nettissimo contro l’invio di altre armi all’Ucraina, per capire quale voragine politica separi una parte del mondo pentastellato dal Pd sulla guerra.

La frase più clamorosa arriva da Ginevra Bompiani: «Si può fare la pace subito soltanto se si accettano le condizioni di Putin». Una posizione che, al di là delle intenzioni di chi la sostiene, coincide con l’idea che per interrompere immediatamente la guerra Kiev debba accettare le condizioni poste dal Cremlino. Non è stata l’unica uscita destinata a far discutere.

L’economista americano James Kenneth Galbraith, intervenendo sul tema della minaccia russa all’Europa, ha scelto l’ironia: «Vi aspettate che l’esercito russo arrivi attraverso le Alpi come Annibale?». E Tomaso Montanari ha definito i riformisti del Partito democratico «una piccola minoranza conservatrice». Il problema è che Pd e M5S dovrebbero presentarsi insieme alle prossime elezioni.

Il 91,7% dei 5 Stelle dice basta alle armi

Su questo almeno non esistono interpretazioni: il voto degli iscritti ha consegnato a Conte una linea politica chiarissima. Il 91,7% ha approvato la posizione contraria alla prosecuzione dell’invio di armi all’Ucraina, il 94,1% ha bocciato il piano europeo di riarmo e il 91,8% si è espresso contro l’aumento della spesa per la difesa. Conte ha definito il risultato un mandato «forte e chiaro» e ha ribadito che, secondo la linea approvata dal Movimento, continuare a mandare armi allontana la pace.

Elly Schlein sostiene invece che, fino al raggiungimento di un negoziato e di una pace giusta, sia necessario continuare a sostenere l’Ucraina, definita dalla segretaria Pd un Paese vittima di un’invasione criminale. Non una sfumatura, dunque, ma una divergenza politica sostanziale. Conte, peraltro, dopo Nova ha alzato ulteriormente il livello dichiarando di confidare in un accordo costruito proprio sul mandato ricevuto dalla sua base, cioè sul no alle armi a Kiev. In altre parole, entrambi dicono che un compromesso si troverà. Resta da capire quale possa essere.

E se le primarie le vincesse Schlein?

C’è poi un secondo problema, probabilmente ancora più delicato: la leadership. Perché se il centrosinistra decidesse davvero di affidarsi alle primarie, nessuno può garantire che a vincerle sia Giuseppe Conte. E a Nova qualcuno sembra avere qualche difficoltà persino a contemplare l’ipotesi.

Virginia Raggi, interrogata sulla possibilità che sia Schlein a prevalere, l’ha liquidata così: «È un’ipotesi dell’irrealtà». Per l’ex sindaca di Roma, Conte incarna infatti il punto centrale del programma pentastellato: la pace. Tra amministratori ed eletti del Movimento, però, emerge anche una posizione molto più pragmatica.

La consigliera regionale Rosaria Capozzi ha spiegato che, una volta entrati in una coalizione, il risultato delle primarie andrebbe rispettato qualunque esso sia. Alessandra Lecis, capogruppo M5S a Civitavecchia, ha ammesso che una vittoria di Schlein aprirebbe «forti discussioni» nella base soprattutto su politica estera e armi, ma ha ricordato che le alleanze obbligano inevitabilmente a trovare compromessi.

Ed è probabilmente questa la questione politica più importante lasciata da Nova: il Movimento vuole costruire l’alternativa insieme al Pd, ma una parte significativa della sua identità politica si sta definendo proprio su uno dei temi sui quali il Pd non intende seguirlo.

«Nel deserto anche il piscio sembra champagne»

A fotografare meglio di tanti dirigenti il rapporto complicato tra i due potenziali alleati sono stati alla fine due giovanissimi militanti, Matteo e Samuele, di 16 e 17 anni. Entrambi preferirebbero Conte. Ma entrambi, se dalle primarie uscisse vincitrice Schlein, sarebbero disposti a sostenerla pur di mandare all’opposizione il centrodestra.

Samuele ha trovato anche la metafora definitiva: «In caso vinca Schlein ci si tappa il naso e si vota. Come si dice? Nel deserto anche il piscio sembra champagne». Non sarà esattamente lo slogan che sognano al Nazareno per la prossima campagna elettorale. Ma almeno ha il pregio della chiarezza.

Perché il problema del campo largo, dopo Nova, è tutto qui: Conte e Schlein vogliono stare insieme, ma prima dovranno convincere i rispettivi elettori che il compromesso sull’Ucraina non rappresenti una resa politica. E guardando le posizioni emerse a Milano, trovare quel compromesso potrebbe essere molto più difficile che annunciarlo.