Vogliono presentarsi insieme alle prossime elezioni, costruire un programma comune e proporsi come alternativa al centrodestra. Ma Elly Schlein e Giuseppe Conte devono ancora risolvere una questione tutt’altro che marginale: che cosa fare della guerra in Ucraina e dell’invio delle armi a Kiev.
Ed è proprio su questo terreno che il percorso verso un’alleanza tra Pd e Movimento 5 Stelle rischia di diventare particolarmente complicato. Gli iscritti pentastellati hanno appena consegnato a Conte un mandato inequivocabile: il 91,7% ha approvato la posizione secondo cui continuare a inviare armi all’Ucraina allontana la pace, mentre il 94,1% si è espresso contro il piano europeo di riarmo.
Schlein, invece, non arretra sulla posizione del Partito democratico. «Fino a che non otteniamo un negoziato e una pace giusta per l’Ucraina è fondamentale sostenere un Paese che subisce un’invasione criminale», ha ribadito la segretaria dem durante il suo intervento a Parma. Una posizione che conferma il sostegno a Kiev e che, almeno sul punto di partenza, resta distante da quella scelta dalla base del Movimento.
Conte dice stop alle armi, Schlein vuole continuare a sostenere Kiev
La distanza non viene nascosta nemmeno dalla segretaria Pd, che però prova a riportare il confronto dentro la futura trattativa sul programma. Schlein sostiene di aver trovato tra le proposte elaborate dal Movimento moltissimi punti «condivisibili, se non sovrapponibili» rispetto alle posizioni del Pd e degli altri possibili alleati. Dove invece esistono divergenze, assicura, bisognerà discutere fino a trovare un compromesso.
Il problema è che proprio sull’Ucraina Conte sembra avere margini di movimento molto stretti. Il presidente del M5S ha infatti definito quello arrivato dagli iscritti un mandato politico preciso e, nelle ultime ore, ha ribadito la propria fiducia nella possibilità di trovare un punto di caduta proprio sulla posizione uscita da Nova.
Tradotto politicamente: Schlein vuole continuare a sostenere l’Ucraina fino al raggiungimento di una pace giusta; Conte arriva al futuro tavolo della coalizione con una base che gli ha chiesto di fermare l’invio delle armi. Il compromesso evocato dalla leader Pd dovrà partire da qui.
Non c’è soltanto l’Ucraina: il programma M5S cambia il tavolo del centrosinistra
La politica estera rappresenta il punto più delicato, ma il documento approvato dagli iscritti pentastellati contiene molto altro. Sul lavoro il Movimento propone salario minimo legale, riduzione dell’orario a parità di stipendio, diritto alla disconnessione e maggiori limiti ai contratti a termine. Per le famiglie vengono proposti congedi parentali paritari retribuiti al 100% e nuove tutele per autonomi, commercianti e artigiani.
Torna anche uno dei temi simbolo della stagione di governo del Movimento: una nuova forma di reddito di cittadinanza, attraverso una revisione dell’attuale sistema dell’Assegno di inclusione e del Supporto per la formazione e il lavoro. Sul fronte fiscale, la proposta prevede maggiore progressività dell’Irpef e un contributo sugli extraprofitti di banche, imprese energetiche, assicurazioni, industria della difesa e Big Tech, oltre a interventi sulle grandi attività finanziarie. Sono temi sui quali la distanza dal Pd appare decisamente meno marcata rispetto a quella che emerge sulla guerra.
Sanità, scuola e diritti: dove Pd e 5 Stelle possono avvicinarsi
Nel pacchetto pentastellato trovano spazio anche maggiori finanziamenti alla sanità pubblica, interventi sugli stipendi del personale sanitario e tempi massimi nazionali per visite ed esami. Per la scuola viene proposta una scelta politica molto netta: destinare al settore le risorse previste per il Ponte sullo Stretto, finanziando tra l’altro nidi gratuiti, scuole aperte durante l’estate e sostegni per libri, mense e trasporti destinati alle famiglie con minori possibilità economiche.
Sul fronte dei diritti civili compaiono matrimonio egualitario, adozioni per le coppie omogenitoriali, una legge contro l’omolesbobitransfobia, interventi sul fine vita e la depenalizzazione della coltivazione domestica della cannabis per uso personale. Il programma prevede inoltre il superamento della Bossi-Fini e del modello dei centri in Albania, insieme allo Ius scholae. La piattaforma uscita da Nova diventa quindi il documento con il quale Conte si presenterà al confronto con gli altri partiti dell’area progressista.
E poi c’è la domanda che nessuno può evitare: chi comanda?
Risolto, ammesso che sia possibile, il problema del programma, resterà quello politicamente più esplosivo: chi sarà il candidato premier del centrosinistra? Schlein continua a mettere le cose in un ordine preciso: prima bisogna definire il progetto, successivamente arriveranno i nomi e soltanto alla fine si deciderà la guida della coalizione.
Le strade indicate dalla segretaria sono sostanzialmente due: affidare la leadership a chi dispone del consenso maggiore oppure ricorrere alle primarie. Conte, intanto, esce da Nova con un programma approvato dalla propria base e con una serie di posizioni sulle quali intende aprire il confronto con gli alleati.
La costruzione dell’alternativa al centrodestra, insomma, entra adesso nella fase più difficile. Perché salario minimo, welfare e alcune battaglie sociali possono offrire un terreno comune. Sull’Ucraina, invece, Pd e Movimento 5 Stelle partono da due linee profondamente diverse. Schlein è convinta che alla fine l’intesa arriverà. Conte assicura altrettanto. Adesso devono trovare la formula che permetta a entrambi di firmarla.







