Garlasco, Angela Taccia rivela perché ha voluto Garofano fuori dalla difesa di Sempio: «Sentiva Andrea senza avvisarci, ho saputo cose interne»

L’avvocato Angela Taccia e Andrea Sempio

Non soltanto divergenze sulla strategia difensiva, ma anche contatti diretti con Andrea Sempio dei quali i suoi avvocati non sarebbero stati informati. Angela Taccia rompe il silenzio sull’uscita di Luciano Garofano dal gruppo di consulenti dell’indagato per l’omicidio di Chiara Poggi e rivendica di essere stata personalmente a chiedere l’allontanamento dell’ex comandante del Ris di Parma.

La legale ha spiegato che la decisione è maturata quando sono venute meno le condizioni per proseguire un lavoro condiviso, facendo riferimento a informazioni apprese successivamente sui rapporti tra il generale e il suo assistito.

«Non c’era più un’unica veduta di difesa», ha dichiarato Taccia, chiarendo che il contrasto non riguardava la preparazione tecnica di Garofano, ma il metodo di lavoro e la gestione dei rapporti all’interno del gruppo difensivo.

Una spiegazione che introduce un elemento nuovo nella ricostruzione della separazione professionale tra il generale e gli avvocati di Sempio, avvenuta mentre le nuove indagini della Procura di Pavia continuano a concentrarsi sul delitto del 13 agosto 2007.

«Garofano sentiva Andrea senza avvisare noi difensori»

Il passaggio più significativo delle dichiarazioni di Taccia riguarda i contatti che Garofano avrebbe avuto direttamente con Andrea Sempio. «Ho saputo anche altre cose interne, relativamente anche ai rapporti con il nostro cliente, che il generale Garofano insomma aveva sentito senza avvisare noi difensori», ha raccontato l’avvocata.

La circostanza, secondo Taccia, avrebbe contribuito a compromettere il rapporto di fiducia necessario per continuare a lavorare insieme.

La legale non ha precisato il contenuto delle conversazioni tra il generale e Sempio, né ha chiarito quando sarebbero avvenute. Ha però indicato la mancata comunicazione ai difensori come uno degli elementi determinanti nella scelta di interrompere la collaborazione.

Per Taccia, il problema non era semplicemente il fatto che il consulente avesse parlato con l’indagato, ma che quei contatti non fossero stati condivisi con gli avvocati responsabili della strategia difensiva.

«Non gradisco le cose diciamo non chiare», ha spiegato, sottolineando che l’assenza di trasparenza tra i professionisti coinvolti può avere conseguenze dirette sulla posizione dell’assistito. «Se tra di noi non c’è chiarezza e trasparenza, ci va di mezzo il cliente», ha aggiunto.

La rottura sulla strategia difensiva di Andrea Sempio

Taccia ha ricondotto l’allontanamento del generale a una progressiva incompatibilità tra il suo modo di operare e quello scelto dai legali di Sempio. L’avvocata ha ammesso di avere un carattere difficile e di non essere disposta ad accettare indicazioni che non provengano dai colleghi incaricati della difesa.

«Non prendo ordini da nessuno», ha spiegato, facendo un’eccezione per il codifensore più anziano, dal quale ha detto di imparare quotidianamente. Taccia ha citato in questo contesto Massimo Lovati, che aveva precedentemente affiancato la difesa di Sempio, e Liborio Cataliotti, attuale collega nel collegio difensivo.

Il riferimento ai cambiamenti nella squadra legale conferma quanto siano stati delicati gli equilibri professionali attorno all’indagato, la cui posizione è tornata al centro dell’attenzione giudiziaria dopo la riapertura delle indagini sul delitto di Garlasco.

Garofano era stato chiamato a collaborare con la difesa in ragione della sua esperienza negli accertamenti scientifici e del ruolo ricoperto per anni alla guida del Ris di Parma. La sua presenza aveva assunto particolare rilievo anche per il precedente coinvolgimento del reparto nelle indagini sull’omicidio di Chiara Poggi.

La separazione, secondo quanto chiarito da Taccia, è stata quindi una scelta interna alla difesa e non la conseguenza di una valutazione negativa delle competenze del generale.

«Ha lavorato in modo impeccabile»: il ringraziamento a Garofano

Nonostante le critiche sui rapporti professionali, Angela Taccia ha voluto riconoscere pubblicamente il contributo fornito da Garofano durante la collaborazione con la difesa.

«Ha lavorato in un modo veramente impeccabile per Andrea», ha affermato, ringraziando l’ex comandante del Ris per l’attività svolta. «Io sono grata comunque al generale per il lavoro che ha svolto», ha ribadito.

Le parole dell’avvocata distinguono nettamente due aspetti: da una parte la qualità delle consulenze, che Taccia dichiara di non mettere in discussione; dall’altra la gestione dei rapporti con il cliente e con gli altri professionisti, ritenuta incompatibile con le esigenze del collegio difensivo.

La legale non ha attribuito a Garofano errori tecnici né ha contestato il contenuto specifico delle sue valutazioni. Ha invece rivendicato il diritto degli avvocati di decidere con quali consulenti lavorare e secondo quali modalità.

Resta da conoscere la versione del generale sui contatti con Sempio richiamati da Taccia e sulle circostanze che hanno portato alla conclusione dell’incarico.

Garofano al centro delle nuove tensioni sul caso Garlasco

L’uscita dalla difesa di Andrea Sempio arriva in una fase di forte esposizione pubblica per Luciano Garofano, coinvolto in numerose polemiche sulle indagini scientifiche del delitto.

L’ex comandante del Ris ha recentemente raccontato di ricevere insulti e minacce di morte, denunciando un clima ostile nei suoi confronti. Ha inoltre difeso la correttezza del lavoro svolto dagli investigatori nelle diverse fasi della vicenda.

Alle controversie sugli accertamenti tecnici si sono aggiunte quelle relative ai rapporti tra i consulenti e i legali dell’indagato, ora alimentate dalle dichiarazioni di Angela Taccia.

Il dato più rilevante è la conferma che la richiesta di interrompere la collaborazione con Garofano sia arrivata dall’interno della stessa difesa di Sempio, per iniziativa di una delle avvocate incaricate.

Taccia ha scelto di rendere pubbliche le ragioni della decisione senza mettere in discussione la professionalità dell’ex generale. Il contrasto, secondo la sua ricostruzione, riguardava soprattutto una questione di fiducia e di trasparenza nei rapporti con l’indagato.