Un altro fascicolo potrebbe trasformarsi in un nuovo giallo giudiziario a Garlasco. Questa volta il nome al centro della vicenda è quello di Giovanni Ferri, morto nel novembre del 2010 in un caso archiviato all’epoca come suicidio. A sedici anni di distanza, però, sua moglie Gabriella avrebbe deciso di compiere un passo molto più importante delle dichiarazioni e dei dubbi espressi negli ultimi tempi: avrebbe presentato alla Procura della Repubblica di Pavia una denuncia per omicidio volontario contro ignoti.
La notizia è stata resa pubblica nelle ultime ore e, se confermata negli esatti termini anticipati, cambia inevitabilmente la prospettiva della vicenda. Non significa che la morte di Ferri sia stata un omicidio, né che l’originaria ricostruzione sia stata smentita. Significa però che ora esiste una richiesta formale affinché la magistratura valuti gli elementi indicati dalla moglie e stabilisca se ci siano ragioni per compiere nuovi accertamenti.
Una denuncia per omicidio dopo sedici anni
Secondo quanto emerso, Gabriella Ferri sarebbe stata ascoltata per oltre due ore e avrebbe fornito una ricostruzione dettagliata non soltanto delle ultime ore di vita del marito, ma anche di diversi episodi che considera importanti per comprendere ciò che accadde nel novembre del 2010. La denuncia sarebbe particolarmente articolata. Il dato significativo è che, secondo quanto riferito, in sedici anni il racconto della donna non sarebbe mai stato formalizzato in questo modo.
Gabriella sostiene da tempo di non aver mai creduto al suicidio del marito. Ora quella convinzione è diventata un atto indirizzato alla Procura, con una qualificazione precisa: omicidio volontario contro ignoti. La differenza è sostanziale. Non siamo più soltanto davanti alle domande sollevate pubblicamente sul vecchio caso, ma alla richiesta alla magistratura di verificare se dietro la morte di Ferri possa esserci qualcosa di diverso rispetto a quanto stabilito all’epoca.
Gabriella Ferri: «Non mi chiesero nulla»
Tra gli aspetti raccontati dalla donna ci sono anche le ore immediatamente successive alla morte del marito. Gabriella ha riferito che a comunicarle il decesso sarebbe stato un carabiniere in borghese arrivato insieme alla cognata. Secondo il suo racconto, l’uomo le avrebbe chiesto di mostrare i medicinali assunti dal marito, senza però raccogliere una sua deposizione approfondita.
«Non ho firmato nessun documento. Non mi hanno chiesto più niente, sono andati via», ha raccontato. La donna sostiene inoltre che non le sarebbe stato chiesto alcun permesso per un eventuale sopralluogo nell’abitazione. Sono circostanze che adesso potrebbero essere valutate insieme agli altri elementi inseriti nella denuncia. Gabriella ha anche mostrato alcuni coltelli presenti in casa, escludendo che uno di quelli potesse essere quello collegato alla morte del marito.
Il mistero della firma sul reperto
Ed è proprio sul coltello che emerge uno degli elementi più singolari dell’intera vicenda. Un documento datato 27 luglio 2011 relativo al repertamento del presunto coltello trovato nelle mani di Giovanni Ferri riporterebbe infatti la sigla del maresciallo dei carabinieri Francesco Marchetto.
Il militare, però, l’ha pubblicamente disconosciuta. Marchetto ha spiegato che dal 28 marzo 2011 era già stato trasferito a Sesto San Giovanni e che nel periodo indicato nel documento si trovava inoltre in convalescenza.
La sua posizione è stata molto netta: «Se riporta la data del 27 luglio, non è sicuramente mia firma. Disconosco assolutamente la sigla presente». Un’anomalia che da sola non consente naturalmente di riscrivere ciò che accadde nel 2010, ma che rappresenta uno degli aspetti sui quali potrebbe concentrarsi l’attenzione degli inquirenti qualora la Procura decidesse di procedere con nuovi accertamenti.
Ora la palla passa alla Procura di Pavia
È questo il punto decisivo. Gabriella Ferri ha chiesto formalmente che sulla morte del marito si indaghi ipotizzando un omicidio volontario contro ignoti. Spetterà alla Procura di Pavia valutare il contenuto della denuncia, verificare i documenti indicati, stabilire quali elementi siano ancora controllabili dopo sedici anni e decidere se esistano i presupposti per ulteriori attività investigative.
Per il momento non ci sono indagati e la denuncia della moglie resta una richiesta di accertamento, non la prova che Giovanni Ferri sia stato ucciso. Ma a Garlasco si apre comunque un nuovo fronte giudiziario. E questa volta la domanda non arriva soltanto dagli studi televisivi o dalle ricostruzioni degli ultimi mesi. È stata messa nero su bianco e consegnata alla magistratura: Giovanni Ferri si tolse davvero la vita oppure qualcuno lo uccise?







