La richiesta della vedova di Giovanni Ferri è stata depositata attraverso l’avvocato Fabrizio Gallo, che assiste la famiglia. La morte di Ferri era stata classificata come suicidio, ma la moglie non ha mai condiviso quella ricostruzione. Secondo quanto riportato da Mattino Cinque, la donna è stata ascoltata per oltre due ore nell’ambito della nuova iniziativa giudiziaria.
La morte di Ferri sotto esame
Giovanni Ferri, ex meccanico in pensione, venne trovato morto il 22 novembre 2010 in una stretta intercapedine di via Mulino, a Garlasco. Aveva ferite da taglio alla gola e a un polso e vicino al corpo venne rinvenuto un coltello. Le cronache dell’epoca riferirono che inizialmente era stata valutata anche l’ipotesi dell’omicidio, prima che prendesse corpo quella del suicidio. Il caso venne quindi archiviato in quella direzione. Ora, a distanza di 16 anni, la vedova chiede che quegli elementi vengano nuovamente valutati.
La posizione della moglie di Ferri è netta: non ha mai creduto alla ricostruzione del suicidio e attraverso il legale ha chiesto alla Procura di verificare nuovamente le circostanze della morte. La denuncia presentata a Pavia punta dunque sull’ipotesi di omicidio volontario contro ignoti. Non significa che l’omicidio sia stato accertato: si tratta della richiesta della famiglia affinché la magistratura valuti nuovi accertamenti.
L’avvocato Gallo
A Mattino Cinque, l’avvocato Fabrizio Gallo ha riferito un elemento contenuto nella denuncia e attribuito ai racconti della vedova.«Hanno invitato la moglie a non parlare più del caso, altrimenti avrebbe fatto la fine del marito», ha dichiarato il legale. Nel corso della trasmissione sono stati mostrati alcuni passaggi dell’esposto, nei quali la donna riferisce anche di conversazioni avute all’epoca con altre persone. Tra queste, secondo il racconto riportato, ci sarebbe stata un’amica convinta che Ferri fosse stato ucciso: «Credo mi disse di stare zitta, di evitare qualsiasi domanda con alcuno, di non parlare mai con nessuno». Si tratta, al momento, di dichiarazioni riportate nell’ambito della denuncia e delle testimonianze riferite dal legale, non di fatti giudiziariamente accertati.
Il coltello e il Dna
Uno dei punti sui quali la famiglia chiede di fare chiarezza riguarda il coltello trovato nella vicenda del 2010. Secondo quanto riferito dall’avvocato Gallo, sarebbe necessario sottoporre nuovamente a esame quel reperto. Il legale ha sostenuto in televisione che sul coltello «ci sono le tracce di Dna del suo aggressore». Anche questo elemento va però presentato come affermazione della parte che ha presentato la denuncia, in attesa di eventuali verifiche e valutazioni della magistratura.
Gli altri suicidi nella zona di Garlasco
La vicenda di Ferri è tornata a essere discussa anche insieme ad altre morti avvenute nella zona negli anni successivi all’omicidio di Chiara Poggi. Tra i casi citati nel dibattito pubblico figurano Corrado Cavallini, medico di base morto a Vigevano nel 2012, e Michele Bertani, morto nel 2016. L’avvocato Gallo ha riferito di essere stato contattato da famiglie interessate a chiarire anche altre vicende considerate poco chiare. Nel corso degli anni alcuni di questi episodi sono stati accostati mediaticamente al delitto di Chiara Poggi. Non risultano però accertamenti giudiziari che abbiano stabilito un collegamento tra queste morti e l’omicidio di Chiara Poggi.
Un nuovo capitolo dopo 16 anni
La denuncia della vedova riporta dunque al centro dell’attenzione una morte avvenuta tre anni dopo l’omicidio di Chiara Poggi e rimasta per anni classificata come suicidio. Adesso la richiesta della famiglia è quella di sottoporre nuovamente gli elementi disponibili alla valutazione della Procura di Pavia. Saranno eventuali accertamenti investigativi e scientifici a stabilire se esistano elementi tali da modificare la ricostruzione della morte di Giovanni Ferri. Per ora, il dato giudiziario è uno: la vedova ha chiesto che la morte del marito venga nuovamente esaminata come possibile omicidio volontario contro ignoti.







