Un ritorno misurato, delicato e profondo, pensato per esplorare la complessità delle emozioni e dell’amore senza scorciatoie. Stiamo parlando di Paola Turci, che torna sulla scena discografica dopo 7 anni. Forte di quattro decenni di musica alle spalle, l’artista romana sceglie di scavare dentro una forza primordiale e caotica che supera i soliti cliché sentimentali, ma l’amore vissuto con Francesca Pascale, a suo dire, non c’entra. Il nuovo lavoro Amore a dismisura (in uscita il 2 ottobre 2026 per Bmg e anticipato dal singolo Vita mia) unisce la grande scuola del cantautorato italiano a suggestioni filosofiche, cinematografiche e letterarie del Novecento europeo.
L’intervista di Paola Turci
Più che offrire certezze, il progetto nasce come un percorso aperto ad interrogativi profondi. Paola Turci parla a cuore aperto all’Ansa e afferma: «La prima che mi faccio è se l’amore può contenere anche la dismisura, ovvero la tossicità, la passionalità, il possesso, un femminicidio per troppo amore? E la risposta è assolutamente no», spiega la cantautrice.
Il focus si allarga poi alla sfera collettiva e al contesto sociale del nostro presente: «Sugli errori che si fanno e che sono ripetibili. Non si finisce mai di sbagliare perché non finiamo mai di imparare. E in questi tempi dov’è finita la pietà, la misericordia, l’accoglienza?».
In questo scenario s’inserisce il brano Gesù di Michelangelo, dove l’iconografia classica della Pietà prende vita nella realtà odierna attraverso la testimonianza di Farah Fatafta, ventiseienne e prima psico-oncologa palestinese, impegnata ad accompagnare i bambini malati attraverso i checkpoint.
La stoccata alla politica e l’impegno per le donne
«Siamo circondati di assenza di pietà», denuncia senza filtri la cantautrice. «La questione palestinese è la più eclatante, ma è evidente anche nei dibattiti dei politici: ad esempio la parola remigrazione dovrebbe essere bandita, io accuserei chi la usa di apologia di razzismo. E il tetto del 30% di studenti stranieri? C’è una grossa quantità di propaganda, idee strampalate che vedremo se potranno essere attuate. Non da meno è il tema delle donne, per me in particolare che faccio parte di Una Nessuna Centomila».
Un impegno civile che si scontra apertamente con il clima culturale attuale: «Vannacci – che non reputo un politico – vuole eliminare il reato di femminicidio? Mi fa riflettere che qualcuno lo ascolti: c’è la volontà di rimanere sulla superficie dei problemi».
La ex Pascale non c’entra
Benché l’album sia giunto a distanza di 7 anni dal precedente, la fase di scrittura si è concentrata in soli due mesi alla fine del 2024, parallelamente al doloroso epilogo dell’unione con Francesca Pascale, ma l’amore vissuto con Pascale non c’entra nulla con ciò che Turci canta: «Ero tornata dopo anni a Roma, nella mia città. Facevo fatica a ritrovarmi. Poi le storie sono venute fuori spontaneamente, seguendo il mio stato d’animo: era tutto chiaro. Erano il risultato di anni e anni di rimuginii. Ho ritrovato la Casa delle donne, un posto sacro per me, ho trovato una comunità, gli amici. Non posso dire che il matrimonio sia stato un soffocamento artistico, ma di certo l’esposizione mediatica non mi ha aiutato».
Le collaborazioni
Tutti questi vissuti si riflettono inevitabilmente nella trama dei brani: «Ogni canzone nasce da un’immagine personale che ho in testa, da un ricordo o uno stato d’animo. C’è molto di mio, ma non ci sono delle storie da cima a fondo che ho vissuto: sono frammenti di storie, anche precedenti». Alla creazione dell’opera hanno collaborato firme d’eccezione come Motta, Francesco Bianconi, Veronica Lucchesi e Giuseppe Anastasi. Ma sulla direzione artistica Paola Turci non accetta compromessi: «Mi piace lavorare a modo mio alla musica. I brani devono essere suonati, ma non cerco il successo ad ogni costo. Non voglio piegarmi a certe dinamiche radiofoniche. Io non faccio ballare, io faccio pensare».
Sanremo 2027?
Resta aperto l’interrogativo su una sua eventuale partecipazione in gara al Festival di Sanremo, da cui manca dal 2019. «Uno ci pensa sempre a Sanremo. Di canzoni pronte – anche una con Motta e Lamante – ce ne sono, ma non sono sicura che siano in linea con il festival. Vedremo, del resto mi piace il rischio. Un repack di questo disco però non lo escludo».







